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BASTONATA A 5 STELLE!

Bastonata a 5 Stelle!
… a quelli che, ma il voto di scambio;
… a quelli che, ma la legge elettorale;
… a quelli che, ma siamo il primo partito;
… a quelli che, “honestà”;
… a quelli che, “uno vale uno”;
… a quelli che, “non abbiamo ne capi ne padroni”;
… a quelli che, “non siamo un partito, non siamo una casta”;
… a quelli che, il nostro è un servizio civile non un mestiere;
… a quelli che, ieri restituivano e oggi incassano;
… a quelli che, ma nel 2014 non ci siamo presentati;
… a quelli che, meglio un selfie che l’attivismo;
… a quelli che, sono portavoce ma si sentono unti dal Signore;
… a quelli che, una volta eletti sono spariti dai territori;
… a quelli che, seminano per il proprio esclusivo interesse;
… a quelli che, salviamo Salvini o cade il Governo;
… a quelli che, in alto i cuori a prescindere;
… a quelli che, sono privi di spirito critico;
… a quelli che, poteva andare peggio;
… a quelli che, il movimento scoppia di salute;
… a quelli che, ora stanno comodi al calduccio negli alberghi e non vogliono tornare dietro un banchetto o in piazza;
… a quelli che, vinceremo noi;
… a quelli che, vinceremo poi;
… a quelli che, trovano mille scuse per non guardarsi allo specchio;
… a quelli che, hanno imparato a mentire a loro stessi;
… a quelli che, non si mettono mai in discussione;
… a quelli che, gné gné gné;
… abbiamo ricevuto una sberla peggiore delle più pessimistiche previsioni!
Bene!
Servono anche quelle per far tornare con i piedi a terra chi, per troppo tempo, ha tenuto la testa tra le stelle e usato la bocca per diffondere noiosa retorica e slogan.
Questo ennesimo “scivolone” dovrebbe indurvi al silenzio, all’umiltà, alla profonda riflessione.
Se veramente ci tenete al movimento che i cittadini e una base sempre più disorienta ha fatto arrivare al governo… solo ripartendo dal basso, puntando sulla trasparenza, sulla meritocrazia, sullo studio delle tematiche locali, sulla denuncia, sulla proposta, sul confronto libero e paritario, sulla democrazia diretta senza limiti, il M5S potrà tornare ad essere credibile e vincente sui territori.
Se, invece, i relativi vertici si limiteranno ad ufficializzare dei referenti, con il rischio di dare vita a capi-bastone e relative cordate … il suo destino è segnato!

OGNI COMPROMESSO HA UN LIMITE!

Salvini, rinnegando se stesso e cambiando idea, senza avvertire preventivamente il suo partner di governo, ha voluto incastrare il M5S, nel tentativo di costringerlo a snaturare se stesso e spaccare il proprio elettorato, e c’è riuscito!

Salvini è una vecchia “locusta” politica e come tale agisce nell’interesse esclusivo del proprio partito, dei propri “stakeholder” e non certo della nazione. Infatti, la Lega sta raggiungendo l’obiettivo di minare l’unità d’Italia attraverso l’autonomia di solo alcune regioni settentrionali, a danno delle altre che si vedranno drenare ulteriori risorse.

La Lega, dal contratto con il M5S, ha ottenuto più spazio di manovra e potere di quanto il M5S avrebbe dovuto concedergli, in particolare per la differenza di consensi ottenuti alle politiche del 2018. Ciò ha permesso a Salvini di saturare gli spazi mediatici e di esaltare le tematiche più becere finalizzate ad ottenere maggiore consenso a danno dei propri alleati storici di Centro Destra ma non solo.

Salvini, in definitiva, sta cercando la rottura con il M5S ma la vuole imputare ai pentastellati e anche se supererà questo scoglio, dopo il risultato delle elezioni regionali in Sardegna ed europee, troverà un altro modo per staccare la spina al governo giallo-verde ovvero alzando continuamente la posta.

Siamo arrivati al capolinea, ed il medico pietoso fa solo la piaga puzzolente.

Ma perchè Di Maio ed il suo “Politburo”, non vogliono assumersi la responsabilità di una scelta politica in linea con i valori fondativi del M5S?

Perché questa chiamata al “voto” della base pentastellata che sembra più una mossa in extremis alla Ponzio Pilato, tanto più che in altre vicende interne al M5S la base non è stata quasi mai interpellata (ad esempio la selezione tra più liste civiche antagoniste in cerca di certificazione per le elezioni amministrative)?

Perché si sta cercando una legittimazione dalla propria base per derogare su uno dei principi cardine del M5S, ovvero nessuno è al di sopra della legge e della Costituzione italiana?

Se la risposta è “perché hanno paura di far cadere il Governo” ritengo che è solo questione di tempo poichè cadrà comunque, ed il fatto che Salvini dopo le elezioni in Abruzzo abbia fatto capire che l’esecutivo “deve stare sereno” è una evidenza nello stile Renzi.

Se, invece, non cadrà sarà solo perchè il M5S si sarà appiattito sulle posizioni della Lega. A questo punto, basta, poichè a prescindere dall’esito del voto sulla piattaforma Rousseau, ci sarà comunque un’ulteriore perdita di consenso per il M5S.
Allora, è meglio affondare con dignità tenendo fede ai principi costituenti del M5S ovvero onestà, legalità, uguaglianza di fronte alla legge anche degli appartenenti al “sistema” di cui ora il M5S fa parte.

Se non si concederà l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, magari convinti dalla suadente quanto contorta difesa d’ufficio pubblicata sul blog delle stelle, palesemente schierato contro la stessa, il M5S si trasformerà definitivamente in un partito autoreferenziale, attaccato allo scranno, dunque uguale a tutti gli altri.

Per quanto sopra, domani voterò a favore dell’autorizzazione a procedere del tribunale dei ministri, dunque, secondo quanto formulato dal quesito pubblicato sul blog delle stelle voterò “NO” nonostante sia consapevole che la magistratura non sia totalmente impermeabile alle manipolazioni politiche; voterò “NO” nonostante vi sia il rischio della caduta di un governo innaturale retto da un “compromesso” che rischia di spazzare via un movimento che ho contribuito, nel mio piccolo, a far crescere; voterò “NO” perchè se la politica è l’arte del compromesso è pur vero che ogni compromesso ha un limite!

* * * * *

Si riporta, di seguito, il quesito:

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
 – SI, per NEGARE l’autorizzazione a procedere.
 – NO, per CONCEDERE l’autorizzazione a procedere.

Le votazioni saranno aperte su Rousseau lunedì 18 febbraio dalle 10.00 alle 19.00.

 

CHI SEMINA RACCOGLIE!

Chi si ostina a paragonare tornate elettorali con ambiti territoriali disomogenei (nazionali con le regionali o addirittura le amministrative) e leggi elettorali differenti, è semplicemente ridicolo, oltre che intellettualmente disonesto.

Ciò, purtroppo, accade continuamente in particolare tra le elezioni nazionali e quelle regionali.

Detto ciò, in Abruzzo, nel 2014, il M5S aveva preso il 21,41%, ora è sceso intorno al 19,5%. Dunque nessun crollo del movimento come, invece, stanno urlando ai 4 venti le trombe mediatiche.
La Lega, unita al fronte di CDX, fagocitando politicanti e voti dell’ex galassia PDL ma anche del PD, continua la sua ascesa.

Ciò significa che gli elettori M5S abruzzesi non hanno recepito il lavoro politico dei “portavoce” regionali degli ultimi 5 anni e, probabilmente, non condividono, del tutto, la linea politica giallo/verde nazionale.

Il tutto, però, non si è trasformato in un vero e proprio voto di protesta ma, bensì, in astensione, aumentata di circa l’8%.

E mentre i grillini “innamorati” si accontentano con commenti tipo “… abbiamo comunque tenuto”, i fanatici si lasciano andare a commenti tipo “… e allora il PD?”.

Ma nel movimento del “cambiamento”
nessuno si chiede come mai, in 5 anni, il M5S in Abruzzo non sia minimamente cresciuto?

Nessuno si chiede come mai il movimento in Abruzzo sia calato, anche se di poco, nei consensi nonostante una campagna elettorale supportata dai suoi “VIP”?

La risposta è semplice, ma sgradevole alle orecchie di chi non accetta l’idea di una sana autocritica!

Il risultato elettorale regionale conferma che il Movimento ha esaurito la spinta propulsiva che gli garantiva la rete.

Inoltre, non avendo investito nei territori e negli attivisti continua a soccombere davanti alle reti clientelari, alle coalizioni partitocratiche e paraciviche, ai portatori di voto.

Il movimento sta arretrando, invece di avanzare, sia nelle competizioni elettorali regionali che amministrative perché non è più visibile ne credibile a livello territoriale.
I Meetup sono morti o se non lo sono, di massima, assomigliano ormai a delle bocciofile.

Gli attivisti (il motore del M5S nei territori) stanno diminuendo in maniera sensibile poiché non sono più disposti a spendere tempo e risorse personali con il rischio di non essere politicamente legittimati, quando va bene, e/o lasciati alla mercé di esposti e intimidazioni varie, quando va male.

Gli attivisti non sono più disposti a farsi linciare da arrivisti e detrattori vari, o censurare da presunti referenti o “portavoce” con poteri di veto.

Del resto, perché ci si dovrebbe esporre per portare acqua a dei “portavoce” sempre meno credibili, sempre meno presenti sui territori, sempre più autoreferenziali?

Questo, cari miei pentastellati, è solo un piccolo assaggio dello Tsunami (lo ricordate?) che, come un boomerang, investirà il M5S alle prossime tornate elettorali se non si correrà subito ai ripari.
* * * * *
Gian.Bo

LAGUNA PONTINA

Dieci minuti di pioggia intensa!
Quanto basta per trasformare molte vie di Latina in veri e propri corsi d’acqua.
Ma cosa si potrebbe fare per evitarlo almeno in quei punti della città particolarmente critici che, ciclicamente, si allagano rendendo impraticabile o addirittura pericoloso il relativo attraversamento?
Come noto, la graduale tropicalizzazione del bacino mediterraneo non farà altro che peggiorare i fenomeni temporaleschi sul nostro paese  (dunque anche la formazione di tornado come quello che, purtroppo, si è abbattuto su Terracina, provocando ingenti danni, feriti e un morto) potranno essere combattuti solo con un’adeguata prevenzione a partire dalla potatura delle fronde degli alberi e l’abbattimento di quelli malati, pericolanti o posti troppo a ridosso di punti particolarmente sensibili come scuole, ospedali, uffici, abitazioni ecc. (prevedendo, ovviamente, la corrispettiva nuova piantumazione di specie autoctone in zone più idonee).
Dunque la parola d’ordine è prevenzione!
Una parola che implica “un’azione diretta a impedire il verificarsi o il diffondersi di fatti non desiderati o dannosi” che, purtroppo, viene mortificata dalla cronica assenza di risorse economiche, in particolare dei comuni e delle province.
Ma la mancanza di tali risorse può essere tamponata con un’accorta pianificazione e mappatura dei territori al fine di intervenire prioritariamente sulle zone ritenute particolarmente a rischio, anche in maniera graduale.
Ma queste opere di prevenzione posso essere di diversa entità ovvero sia semplici (come la banale pulizia delle caditoie) che complesse (come, già anticipato, la potatura o rimozione di alberi d’alto fusto).
Ma entrambe le attività di prevenzione sono fondamentali e, partendo da quelle più semplici, devono essere effettuate in anticipo rispetto all’evento meteorologico avverso, soprattutto quando previsto ed atteso.
Altrimenti a cosa servono le allerta meteo emanate dalla competente autorità regionale che può portare i primi cittadini ad emanare ordinanze particolarmente restrittive al fine di limitare danni a cose e persone (come ad esempio la chiusura delle scuole)?
In sintesi bisogna abituarsi a prevenire, ad attrezzarsi, ad affrontare eventi climatici avversi a cui non siamo abituati. Del resto in caso di alluvione, spesso, si può rimane senza corrente elettrica (con conseguente impossibilità di utilizzare qualsiasi elettrodomestico compreso la caldaia) e l’acqua corrente divenire non potabile.
Cosa fare in questi frangenti se non si è pensato, in anticipo, di fare un’adeguata scorta d’acqua o, ove possibile, dotarsi di sistemi ausiliari per la produzione di corrente elettrica?
Dunque, appare chiaro che quando viene emanato “un’allerta” chi di dovere deve mettere in campo tutte le iniziative connesse ad affrontare al meglio una possibile situazione d’emergenza. Ma questa mentalità deve essere fatta propria anche dal singolo cittadino che si deve auto educare alla prevenzione senza mai banalizzare l’emanazione di un allarme.
I social, in questo, possono aiutare a diffondere gli allarmi quando diffusi da fonti attendibili come il comune, la prefettura, la provincia o la regione. Il copia e incolla di post privati che non riportano il link alla relativa fonte vanno sempre verificati poichè, purtroppo, c’è sempre l’idiozia che porta taluni elementi a emanare falsi allarmi.
Le “good practice” (le esperienze passate che vengono opportunamente tradotte in regole o piani che possono essere seguiti e ripetuti) servono proprio a minimizzare l’impatto di un evento calamitoso.
Se dalle esperienze passate o dagli errori commessi, anche in buona fede, dagli amministratori di un ente pubblico (comune, provincia o regione), non si traggono gli opportuni insegnamenti per non reiterarli significa che certi soggetti, evidentemente, non sono idonei a ricoprire certi incarichi.
Dunque, ci chiediamo perchè a Latina, in occasione di piogge particolarmente abbondanti, vi sono zone che ciclicamente vengono sommerse dalle acquee divenendo impercorribili o addirittura pericolose.
L’ennesimo esempio lo abbiamo avuto, questa mattina, in diversi punti cittadini storicamente critici come quello della pseudo rotonda Piattella dove, una decina di minuti di pioggia intensa, sono bastati per trasformala in una piccola laguna.
Negli anni si sono avvicendate diverse amministrazioni ma nulla è cambiato; nemmeno con quella che aveva annunciato la scrittura di “un nuovo libro” ma che, certamente anche per la grave eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni, non riesce a scrivere ancora capitoli particolarmente convincenti, in particolare nell’ambito dell’urbanistica e del decoro urbano.
Quel decoro che i cittadini che abitano in zona Piattella/Persicara (porta ovest della città) continuano ad auspicare ma che sembra vincolato, purtroppo, alle sorti dell’ex complesso industriale SVAR che, da decenni, deturpa e mortifica il relativo quartiere considerato, ormai, una zona di serie “B”.
Passano gli anni ma “la porta ovest” (via Piave/Romagnoli) continua ad apparire come un vecchio “infisso” che nessuno vuole ristrutturare, considerato più un rifiuto che un bene comune da mantenere alla stregua di “porte” cittadine più pregiate come quelle rappresentate da via del Corso, via Isonzo e viale Cesare Augusto, ovvero gli altri ingressi alla nostra città.

Forse le tasse comunali pagate dai cittadini del quartiere Piattella/Persicara valgono di meno rispetto a quelle versate da quelli che abitano in altri quartieri?
Eppure basterebbe veramente poco!
Non ci si aspetta certamente lavori di natura straordinaria, seppur ampiamente auspicabili e necessari, come l’estensione dei marciapiedi ai vicini superstore Mauri’s, Eurospin e Sport 85, peraltro frequentatissimi; ne il potenziamento dell’illuminazione pubblica su una strada ad alta percorrenza.
Ma da un’amministrazione accorta e lungimirante si pretende almeno l’effettuazione della manutenzione ordinaria come, appunto, la pulizia delle caditoie responsabili, quando ostruite, dell’allagamento della sede stradale; in particolare quando la stessa si trova al centro di una intersezione di più strade tutte inclinate e convergenti verso il medesimo centro.
Sarà per questo che la pseudo rotonda Piattella nonché la rotonda dell’aviatore (ormai ribattezzata del “navigatore”) finiscono ciclicamente sott’acqua?
Non basta il ripetersi di certi episodi per stimolare un’amministrazione accorta e lungimirante a procedere alla preventiva pulizia delle caditoie, in particolare quando vengono emanati degli allerta meteo?
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Per visionare il video del contemporaneo allagamento della rotonda dell’aviatore cliccare QUI (Fonte: LatinaTu)

ADOLESCENZA O MATURITÀ POLITICA?

Dopo circa 9 anni di attivismo, dopo aver partecipato a 300 Meetup (tra incontri, banchetti, iniziative pubbliche, studi, denunce, proposte di legge ecc.), dopo aver collaborato a ben 5 campagne elettorali (sarebbero state 6 se il Movimento avesse certificato Latina nel 2016), dopo aver “corso” personalmente a due di queste (amministrative Latina 2011 e Parlamento 2018), posso serenamente affemare che alla favoletta del “Capo Politico che decide anche le liste amministrative che vanno certificate o meno” ci credono, ormai, solo molti simpatizzanti o, ipocritamente, i “neo capi bastone” di una compagine politica nata orizzontale ma che, per ragioni fisiologiche e mancanza di una struttura convenzionale tipica di un partito territoriale, ora appare come un corpo straziato privo di gambe. Poiché chi fa politica sui territori per conto del M5S, in mancanza di legittimità, non può essere identificato, mediante le relative iniziative, spesso anche meritorie, da un elettorato sempre più confuso e mortificato anche da giunte pentastellate che cadono (Nettuno docet) verosimilmente perché basate su gruppi locali eterogenei che hanno accettato una convivenza forzata solo per ottenere l’agognata certificazione. Ebbene, senza “gambe” il movimento non potrà continuare a correre e, nel tempo, rischierà di essere fagocitato da chi, come la LEGA, si sta radicando anche al centro sud nel tentativo di creare lo stesso modello di classe dirigente già presente nelle più ricche regioni del Nord (Lombardia e Veneto in particolare).
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