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CHI SEMINA RACCOGLIE!

Chi si ostina a paragonare tornate elettorali con ambiti territoriali disomogenei (nazionali con le regionali o addirittura le amministrative) e leggi elettorali differenti, è semplicemente ridicolo, oltre che intellettualmente disonesto.

Ciò, purtroppo, accade continuamente in particolare tra le elezioni nazionali e quelle regionali.

Detto ciò, in Abruzzo, nel 2014, il M5S aveva preso il 21,41%, ora è sceso intorno al 19,5%. Dunque nessun crollo del movimento come, invece, stanno urlando ai 4 venti le trombe mediatiche.
La Lega, unita al fronte di CDX, fagocitando politicanti e voti dell’ex galassia PDL ma anche del PD, continua la sua ascesa.

Ciò significa che gli elettori M5S abruzzesi non hanno recepito il lavoro politico dei “portavoce” regionali degli ultimi 5 anni e, probabilmente, non condividono, del tutto, la linea politica giallo/verde nazionale.

Il tutto, però, non si è trasformato in un vero e proprio voto di protesta ma, bensì, in astensione, aumentata di circa l’8%.

E mentre i grillini “innamorati” si accontentano con commenti tipo “… abbiamo comunque tenuto”, i fanatici si lasciano andare a commenti tipo “… e allora il PD?”.

Ma nel movimento del “cambiamento”
nessuno si chiede come mai, in 5 anni, il M5S in Abruzzo non sia minimamente cresciuto?

Nessuno si chiede come mai il movimento in Abruzzo sia calato, anche se di poco, nei consensi nonostante una campagna elettorale supportata dai suoi “VIP”?

La risposta è semplice, ma sgradevole alle orecchie di chi non accetta l’idea di una sana autocritica!

Il risultato elettorale regionale conferma che il Movimento ha esaurito la spinta propulsiva che gli garantiva la rete.

Inoltre, non avendo investito nei territori e negli attivisti continua a soccombere davanti alle reti clientelari, alle coalizioni partitocratiche e paraciviche, ai portatori di voto.

Il movimento sta arretrando, invece di avanzare, sia nelle competizioni elettorali regionali che amministrative perché non è più visibile ne credibile a livello territoriale.
I Meetup sono morti o se non lo sono, di massima, assomigliano ormai a delle bocciofile.

Gli attivisti (il motore del M5S nei territori) stanno diminuendo in maniera sensibile poiché non sono più disposti a spendere tempo e risorse personali con il rischio di non essere politicamente legittimati, quando va bene, e/o lasciati alla mercé di esposti e intimidazioni varie, quando va male.

Gli attivisti non sono più disposti a farsi linciare da arrivisti e detrattori vari, o censurare da presunti referenti o “portavoce” con poteri di veto.

Del resto, perché ci si dovrebbe esporre per portare acqua a dei “portavoce” sempre meno credibili, sempre meno presenti sui territori, sempre più autoreferenziali?

Questo, cari miei pentastellati, è solo un piccolo assaggio dello Tsunami (lo ricordate?) che, come un boomerang, investirà il M5S alle prossime tornate elettorali se non si correrà subito ai ripari.
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Gian.Bo

LAGUNA PONTINA

Dieci minuti di pioggia intensa!
Quanto basta per trasformare molte vie di Latina in veri e propri corsi d’acqua.
Ma cosa si potrebbe fare per evitarlo almeno in quei punti della città particolarmente critici che, ciclicamente, si allagano rendendo impraticabile o addirittura pericoloso il relativo attraversamento?
Come noto, la graduale tropicalizzazione del bacino mediterraneo non farà altro che peggiorare i fenomeni temporaleschi sul nostro paese  (dunque anche la formazione di tornado come quello che, purtroppo, si è abbattuto su Terracina, provocando ingenti danni, feriti e un morto) potranno essere combattuti solo con un’adeguata prevenzione a partire dalla potatura delle fronde degli alberi e l’abbattimento di quelli malati, pericolanti o posti troppo a ridosso di punti particolarmente sensibili come scuole, ospedali, uffici, abitazioni ecc. (prevedendo, ovviamente, la corrispettiva nuova piantumazione di specie autoctone in zone più idonee).
Dunque la parola d’ordine è prevenzione!
Una parola che implica “un’azione diretta a impedire il verificarsi o il diffondersi di fatti non desiderati o dannosi” che, purtroppo, viene mortificata dalla cronica assenza di risorse economiche, in particolare dei comuni e delle province.
Ma la mancanza di tali risorse può essere tamponata con un’accorta pianificazione e mappatura dei territori al fine di intervenire prioritariamente sulle zone ritenute particolarmente a rischio, anche in maniera graduale.
Ma queste opere di prevenzione posso essere di diversa entità ovvero sia semplici (come la banale pulizia delle caditoie) che complesse (come, già anticipato, la potatura o rimozione di alberi d’alto fusto).
Ma entrambe le attività di prevenzione sono fondamentali e, partendo da quelle più semplici, devono essere effettuate in anticipo rispetto all’evento meteorologico avverso, soprattutto quando previsto ed atteso.
Altrimenti a cosa servono le allerta meteo emanate dalla competente autorità regionale che può portare i primi cittadini ad emanare ordinanze particolarmente restrittive al fine di limitare danni a cose e persone (come ad esempio la chiusura delle scuole)?
In sintesi bisogna abituarsi a prevenire, ad attrezzarsi, ad affrontare eventi climatici avversi a cui non siamo abituati. Del resto in caso di alluvione, spesso, si può rimane senza corrente elettrica (con conseguente impossibilità di utilizzare qualsiasi elettrodomestico compreso la caldaia) e l’acqua corrente divenire non potabile.
Cosa fare in questi frangenti se non si è pensato, in anticipo, di fare un’adeguata scorta d’acqua o, ove possibile, dotarsi di sistemi ausiliari per la produzione di corrente elettrica?
Dunque, appare chiaro che quando viene emanato “un’allerta” chi di dovere deve mettere in campo tutte le iniziative connesse ad affrontare al meglio una possibile situazione d’emergenza. Ma questa mentalità deve essere fatta propria anche dal singolo cittadino che si deve auto educare alla prevenzione senza mai banalizzare l’emanazione di un allarme.
I social, in questo, possono aiutare a diffondere gli allarmi quando diffusi da fonti attendibili come il comune, la prefettura, la provincia o la regione. Il copia e incolla di post privati che non riportano il link alla relativa fonte vanno sempre verificati poichè, purtroppo, c’è sempre l’idiozia che porta taluni elementi a emanare falsi allarmi.
Le “good practice” (le esperienze passate che vengono opportunamente tradotte in regole o piani che possono essere seguiti e ripetuti) servono proprio a minimizzare l’impatto di un evento calamitoso.
Se dalle esperienze passate o dagli errori commessi, anche in buona fede, dagli amministratori di un ente pubblico (comune, provincia o regione), non si traggono gli opportuni insegnamenti per non reiterarli significa che certi soggetti, evidentemente, non sono idonei a ricoprire certi incarichi.
Dunque, ci chiediamo perchè a Latina, in occasione di piogge particolarmente abbondanti, vi sono zone che ciclicamente vengono sommerse dalle acquee divenendo impercorribili o addirittura pericolose.
L’ennesimo esempio lo abbiamo avuto, questa mattina, in diversi punti cittadini storicamente critici come quello della pseudo rotonda Piattella dove, una decina di minuti di pioggia intensa, sono bastati per trasformala in una piccola laguna.
Negli anni si sono avvicendate diverse amministrazioni ma nulla è cambiato; nemmeno con quella che aveva annunciato la scrittura di “un nuovo libro” ma che, certamente anche per la grave eredità lasciata dalle precedenti amministrazioni, non riesce a scrivere ancora capitoli particolarmente convincenti, in particolare nell’ambito dell’urbanistica e del decoro urbano.
Quel decoro che i cittadini che abitano in zona Piattella/Persicara (porta ovest della città) continuano ad auspicare ma che sembra vincolato, purtroppo, alle sorti dell’ex complesso industriale SVAR che, da decenni, deturpa e mortifica il relativo quartiere considerato, ormai, una zona di serie “B”.
Passano gli anni ma “la porta ovest” (via Piave/Romagnoli) continua ad apparire come un vecchio “infisso” che nessuno vuole ristrutturare, considerato più un rifiuto che un bene comune da mantenere alla stregua di “porte” cittadine più pregiate come quelle rappresentate da via del Corso, via Isonzo e viale Cesare Augusto, ovvero gli altri ingressi alla nostra città.

Forse le tasse comunali pagate dai cittadini del quartiere Piattella/Persicara valgono di meno rispetto a quelle versate da quelli che abitano in altri quartieri?
Eppure basterebbe veramente poco!
Non ci si aspetta certamente lavori di natura straordinaria, seppur ampiamente auspicabili e necessari, come l’estensione dei marciapiedi ai vicini superstore Mauri’s, Eurospin e Sport 85, peraltro frequentatissimi; ne il potenziamento dell’illuminazione pubblica su una strada ad alta percorrenza.
Ma da un’amministrazione accorta e lungimirante si pretende almeno l’effettuazione della manutenzione ordinaria come, appunto, la pulizia delle caditoie responsabili, quando ostruite, dell’allagamento della sede stradale; in particolare quando la stessa si trova al centro di una intersezione di più strade tutte inclinate e convergenti verso il medesimo centro.
Sarà per questo che la pseudo rotonda Piattella nonché la rotonda dell’aviatore (ormai ribattezzata del “navigatore”) finiscono ciclicamente sott’acqua?
Non basta il ripetersi di certi episodi per stimolare un’amministrazione accorta e lungimirante a procedere alla preventiva pulizia delle caditoie, in particolare quando vengono emanati degli allerta meteo?
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Per visionare il video del contemporaneo allagamento della rotonda dell’aviatore cliccare QUI (Fonte: LatinaTu)

ADOLESCENZA O MATURITÀ POLITICA?

Dopo circa 9 anni di attivismo, dopo aver partecipato a 300 Meetup (tra incontri, banchetti, iniziative pubbliche, studi, denunce, proposte di legge ecc.), dopo aver collaborato a ben 5 campagne elettorali (sarebbero state 6 se il Movimento avesse certificato Latina nel 2016), dopo aver “corso” personalmente a due di queste (amministrative Latina 2011 e Parlamento 2018), posso serenamente affemare che alla favoletta del “Capo Politico che decide anche le liste amministrative che vanno certificate o meno” ci credono, ormai, solo molti simpatizzanti o, ipocritamente, i “neo capi bastone” di una compagine politica nata orizzontale ma che, per ragioni fisiologiche e mancanza di una struttura convenzionale tipica di un partito territoriale, ora appare come un corpo straziato privo di gambe. Poiché chi fa politica sui territori per conto del M5S, in mancanza di legittimità, non può essere identificato, mediante le relative iniziative, spesso anche meritorie, da un elettorato sempre più confuso e mortificato anche da giunte pentastellate che cadono (Nettuno docet) verosimilmente perché basate su gruppi locali eterogenei che hanno accettato una convivenza forzata solo per ottenere l’agognata certificazione. Ebbene, senza “gambe” il movimento non potrà continuare a correre e, nel tempo, rischierà di essere fagocitato da chi, come la LEGA, si sta radicando anche al centro sud nel tentativo di creare lo stesso modello di classe dirigente già presente nelle più ricche regioni del Nord (Lombardia e Veneto in particolare).
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TODO STAGNA

Amministrare una città non è facile, soprattutto se si eredita una situazione fallimentare. Di massima, come spesso accade in molti comuni che cambiano amministrazione e direzione politica, almeno i primi due anni trascorrono tra ritardi e scoperte di scheletri negli armadi, errori più o meno fisiologici, ambizioni e distrazioni di varia natura, primi sintomi di autoreferenzialità e vari mantra che vanno da: “siamo i più bravi” a “ce l’hanno tutti con noi” a “gli altri erano peggio”.

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ASFALTOPOLI

Chi ha viaggiato in Europa ha avuto modo di notare come le strade urbane ed extraurbane, di massima, sono quasi sempre ben tenute e, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, si può contare sia su un manto stradale in condizioni ottimali, sia sulla segnaletica verticale e orizzontale presente e ben visibile.
Allora come mai da noi, di massima, sembra essere l’esatto contrario?
Perché sulle strade statali o regionali che collegano un capoluogo di provincia ad un altro capoluogo o addirittura ad una capitale, di massima, sembra di attraversare paesaggi lunari pieni di buche e asperità, causa sempre più frequente di incidenti a volte anche mortali?
Se poi ci spostiamo sulle strade urbane o periferiche ci imbattiamo in vere e proprie mulattiere, di massima, prive di adeguata segnaletica, in particolare verticale.
Ebbene, a Roma, per gli appalti dal 2012 al 2015 (amministrazioni Alemanno e Marino) si è scoperto il perché!
Da noi, invece, l’inchiesta “Touch Down” ha fatto emergere il medesimo sistema anche per la manutenzione delle strade provinciali.
Ma se il modus operandi fosse molto più diffuso? Magari un vero e proprio sistema consolidato che viene promosso, in particolare, in presenza di funzionari pubblici che non vogliono essere “messi ai margini”?

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