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OGNI COMPROMESSO HA UN LIMITE!

Salvini, rinnegando se stesso e cambiando idea, senza avvertire preventivamente il suo partner di governo, ha voluto incastrare il M5S, nel tentativo di costringerlo a snaturare se stesso e spaccare il proprio elettorato, e c’è riuscito!

Salvini è una vecchia “locusta” politica e come tale agisce nell’interesse esclusivo del proprio partito, dei propri “stakeholder” e non certo della nazione. Infatti, la Lega sta raggiungendo l’obiettivo di minare l’unità d’Italia attraverso l’autonomia di solo alcune regioni settentrionali, a danno delle altre che si vedranno drenare ulteriori risorse.

La Lega, dal contratto con il M5S, ha ottenuto più spazio di manovra e potere di quanto il M5S avrebbe dovuto concedergli, in particolare per la differenza di consensi ottenuti alle politiche del 2018. Ciò ha permesso a Salvini di saturare gli spazi mediatici e di esaltare le tematiche più becere finalizzate ad ottenere maggiore consenso a danno dei propri alleati storici di Centro Destra ma non solo.

Salvini, in definitiva, sta cercando la rottura con il M5S ma la vuole imputare ai pentastellati e anche se supererà questo scoglio, dopo il risultato delle elezioni regionali in Sardegna ed europee, troverà un altro modo per staccare la spina al governo giallo-verde ovvero alzando continuamente la posta.

Siamo arrivati al capolinea, ed il medico pietoso fa solo la piaga puzzolente.

Ma perchè Di Maio ed il suo “Politburo”, non vogliono assumersi la responsabilità di una scelta politica in linea con i valori fondativi del M5S?

Perché questa chiamata al “voto” della base pentastellata che sembra più una mossa in extremis alla Ponzio Pilato, tanto più che in altre vicende interne al M5S la base non è stata quasi mai interpellata (ad esempio la selezione tra più liste civiche antagoniste in cerca di certificazione per le elezioni amministrative)?

Perché si sta cercando una legittimazione dalla propria base per derogare su uno dei principi cardine del M5S, ovvero nessuno è al di sopra della legge e della Costituzione italiana?

Se la risposta è “perché hanno paura di far cadere il Governo” ritengo che è solo questione di tempo poichè cadrà comunque, ed il fatto che Salvini dopo le elezioni in Abruzzo abbia fatto capire che l’esecutivo “deve stare sereno” è una evidenza nello stile Renzi.

Se, invece, non cadrà sarà solo perchè il M5S si sarà appiattito sulle posizioni della Lega. A questo punto, basta, poichè a prescindere dall’esito del voto sulla piattaforma Rousseau, ci sarà comunque un’ulteriore perdita di consenso per il M5S.
Allora, è meglio affondare con dignità tenendo fede ai principi costituenti del M5S ovvero onestà, legalità, uguaglianza di fronte alla legge anche degli appartenenti al “sistema” di cui ora il M5S fa parte.

Se non si concederà l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, magari convinti dalla suadente quanto contorta difesa d’ufficio pubblicata sul blog delle stelle, palesemente schierato contro la stessa, il M5S si trasformerà definitivamente in un partito autoreferenziale, attaccato allo scranno, dunque uguale a tutti gli altri.

Per quanto sopra, domani voterò a favore dell’autorizzazione a procedere del tribunale dei ministri, dunque, secondo quanto formulato dal quesito pubblicato sul blog delle stelle voterò “NO” nonostante sia consapevole che la magistratura non sia totalmente impermeabile alle manipolazioni politiche; voterò “NO” nonostante vi sia il rischio della caduta di un governo innaturale retto da un “compromesso” che rischia di spazzare via un movimento che ho contribuito, nel mio piccolo, a far crescere; voterò “NO” perchè se la politica è l’arte del compromesso è pur vero che ogni compromesso ha un limite!

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Si riporta, di seguito, il quesito:

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
 – SI, per NEGARE l’autorizzazione a procedere.
 – NO, per CONCEDERE l’autorizzazione a procedere.

Le votazioni saranno aperte su Rousseau lunedì 18 febbraio dalle 10.00 alle 19.00.

 

CHI SEMINA RACCOGLIE!

Chi si ostina a paragonare tornate elettorali con ambiti territoriali disomogenei (nazionali con le regionali o addirittura le amministrative) e leggi elettorali differenti, è semplicemente ridicolo, oltre che intellettualmente disonesto.

Ciò, purtroppo, accade continuamente in particolare tra le elezioni nazionali e quelle regionali.

Detto ciò, in Abruzzo, nel 2014, il M5S aveva preso il 21,41%, ora è sceso intorno al 19,5%. Dunque nessun crollo del movimento come, invece, stanno urlando ai 4 venti le trombe mediatiche.
La Lega, unita al fronte di CDX, fagocitando politicanti e voti dell’ex galassia PDL ma anche del PD, continua la sua ascesa.

Ciò significa che gli elettori M5S abruzzesi non hanno recepito il lavoro politico dei “portavoce” regionali degli ultimi 5 anni e, probabilmente, non condividono, del tutto, la linea politica giallo/verde nazionale.

Il tutto, però, non si è trasformato in un vero e proprio voto di protesta ma, bensì, in astensione, aumentata di circa l’8%.

E mentre i grillini “innamorati” si accontentano con commenti tipo “… abbiamo comunque tenuto”, i fanatici si lasciano andare a commenti tipo “… e allora il PD?”.

Ma nel movimento del “cambiamento”
nessuno si chiede come mai, in 5 anni, il M5S in Abruzzo non sia minimamente cresciuto?

Nessuno si chiede come mai il movimento in Abruzzo sia calato, anche se di poco, nei consensi nonostante una campagna elettorale supportata dai suoi “VIP”?

La risposta è semplice, ma sgradevole alle orecchie di chi non accetta l’idea di una sana autocritica!

Il risultato elettorale regionale conferma che il Movimento ha esaurito la spinta propulsiva che gli garantiva la rete.

Inoltre, non avendo investito nei territori e negli attivisti continua a soccombere davanti alle reti clientelari, alle coalizioni partitocratiche e paraciviche, ai portatori di voto.

Il movimento sta arretrando, invece di avanzare, sia nelle competizioni elettorali regionali che amministrative perché non è più visibile ne credibile a livello territoriale.
I Meetup sono morti o se non lo sono, di massima, assomigliano ormai a delle bocciofile.

Gli attivisti (il motore del M5S nei territori) stanno diminuendo in maniera sensibile poiché non sono più disposti a spendere tempo e risorse personali con il rischio di non essere politicamente legittimati, quando va bene, e/o lasciati alla mercé di esposti e intimidazioni varie, quando va male.

Gli attivisti non sono più disposti a farsi linciare da arrivisti e detrattori vari, o censurare da presunti referenti o “portavoce” con poteri di veto.

Del resto, perché ci si dovrebbe esporre per portare acqua a dei “portavoce” sempre meno credibili, sempre meno presenti sui territori, sempre più autoreferenziali?

Questo, cari miei pentastellati, è solo un piccolo assaggio dello Tsunami (lo ricordate?) che, come un boomerang, investirà il M5S alle prossime tornate elettorali se non si correrà subito ai ripari.
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Gian.Bo

FALLIMENTO TERME DI FOGLIANO – LA PROCURA DI LATINA INIZIA A SCAVARE!

Dodici attivisti di questo gruppo civico politico, nel mese di maggio dell’anno scorso, hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti del Lazio e alla Procura della Repubblica di Latina, teso a chiedere l’accertamento delle responsabilità politico amministrative che hanno portato al fallimento della società “Terme di Fogiano”, partecipata del Comune e della Provincia di Latina.
Questo gruppo (già autore dell’esposto sulla piscina comunale che, nel 2016, innescò l’operazione “Olimpia” e determinò l’arresto dell’ex sindaco, di noti politici, amministratori e professionisti locali) non può che ritenersi soddisfatto dell’avvio delle indagini delegate, dal sostituto procuratore Claudio De Lazzaro ai militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Latina, intese a comprendere le ragioni e, magari, individuare i possibili responsabili di un fallimento politico, economico, territoriale che si è protratto per più di sessant’anni.
Una delle pagine più vergognose della storia di Latina dove la burocrazia, gli interessi, la sciatteria e l’ignavia hanno avuto il sopravvento rispetto all’idea di sviluppo di un’area che ieri era pubblica e domani sarà privata.
Come “privati” saranno i diritti di quei cittadini che hanno perduto un bene comune che da risorsa si è tramutato in debito.
Una storia simile alle tante che hanno ferito e mortificato la nostra giovane città, umiliando e depredando la sua collettività.
Ringraziamo dunque Gianluca Bono, Luca Pietrolucci, Massimo Lupi, Bernardo Bassoli, Alessandranna Nocella, Diana S., Valeria Scognamiglio, Nemesio Ricci, Andrea Stabile, Emanuele Coletti, Gaetano Bersani e Gaia Pernarella, per non aver abbassato la testa davanti l’arroganza di chi, con i beni della collettività, crede di poter fare qualsiasi cosa.
Ora non ci resta che attendere, fiduciosi, gli sviluppi di questa inchiesta.

NON C’E’ PACE PER LA PISCINA COMUNALE DI LATINA

Non c’è pace per la piscina comunale di Latina da dove ebbe inizio la fine politica dell’era Di Giorgi & C.Quella piscina che fece scaturite un esposto per presunto danno erariale a carico di chi, contrariamente a quanto previsto dal contratto, fece poco o nulla per evitare che il comune continuasse a pagare le utenze (luce, acqua e gas) al posto del gestore dell’impianto (la società Nuoto 2000 di Sivano Spagnoli & C., amico e allora compagno di partito dell’ex assessore allo sport e poi ex sindaco Di Giorgi) che, sin dall’inizio, avrebbe dovuto avere propri contatori per provvedere autonomamente al saldo delle varie bollette.Un gioco delle parti che, verosimilmente, ha favorito il “privato” a discapito del comune di Latina che, ancora oggi, è in contenzioso legale con il gestore che continua, nonostante tutto, il proprio business.Tuttavia, l’esposto da noi proposto alla Corte dei Conti e convertito in interrogazione parlamentare dal M5S diede l’imput per far partire le indagini dell’operazione “Olimpia” che, il 14 novembre 2016, condussero agli arresti, oltre che dei sopraccitati soggetti, di altri noti personaggi della politica, imprenditori e dirigenti dell’amministrazione comunale. Tra gli indagati, ricordiamo, anche l’ex deputato Pasquale Maietta, l’ex consigliere di FI Vincenzo Malvaso e l’ex assessore Giuseppe Di Rubbo.Ad oggi, il processo Olimpia è in corso e ancora non si è giunti al 1° grado di giudizio.Ma, dall’articolo di LT Oggi che alleghiamo, sembra che tutto ciò non sia bastato, nemmeno nell’era del Bene Comune di Coletta, per chiudere il capitolo contatori e voltura delle relative utenze. Anzi, peggio, poiché vi sarebbero già stati degli adeguamenti tecnici che, da tempo, avrebbero potuto consentire l’attribuzione delle utenze ai relativi fruitori. Dunque, ci poniamo le seguenti domande:

– ora chi sta pagando le utenze in uso al gestore dell’impianto notatorio di via dei Mille (ma la domanda vale anche per gli altri impianti sportivi comunali in gestione ai privati)?

– in che modo vengono fatti i conteggi in assenza di contatori che consentirebbero riscontri precisi?

– ora ci sarebbero gli estremi per contestare un ulteriore danno erariale?- il processo Olimpia arriverà a conclusione o la “santa prescrizione” farà cadere il sipario su una delle commedie più brutte che hanno visto come protagonista il Comune di Latina, costituitosi parte civile?

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Riferimenti:

http://latina5stelle.it/olimpia-linchiesta-partita-da-semplici-cittadini/
http://www.latinatoday.it/cronaca/olimpia-chiusa-l-inchiesta-per-40-indagati.html
https://www.latinaquotidiano.it/olimpia-tre-filoni-appalti-favori-al-latina-calcio-e-urbanistica-il-racconto-della-procura/

REPETITA – NON – IUVANT!

Era l’estate del’2014 quando l’amministrazione comunale dell’ex sindaco Di Giorgi (dimessosi l’estate del 2015 verosimilmente anche a causa delle pressioni psicologiche derivanti dalle varie indagini giudiziarie ed amministrative che avevano trasformato il Comune di Latina in una dépendance delle Forze dell’Ordine le quali, nell’autunno del 2016, diedero il via all’operazione “Olimpia” con l’arresto dell’ex primo cittadino, di diversi politici, amministratori e professionisti locali) decise di rottamare 6 pullman ibridi, acquistati dal Comune di Latina nel 2003 e mai utilizzati.

Mezzi acquistati, dall’amministrazione Zaccheo, al costo di 750 mila euro provenienti da un contributo del Ministero dei Trasporti.
Nonostante la presentazione in pompa magna, dell’allora vice sindaco Vincenzo Bianchi, nel 2005 furono accantonati nel deposito di Via Ofanto e per loro il Comune continuò a pagare bollo e assicurazione fino al giorno dell’avvenuta rottamazione.

Ieri, nonostante l’infausto esito di una precedente esperienza già costata cara ai contribuenti, il Consiglio comunale, con i soli voti della maggioranza LBC del sindaco Coletta, ha “deliberato l’acquisto di due autobus elettrici (del valore di €780 mila) e transenne per 830 mila euro derivanti da avanzo di amministrazione”.

Al riguardo:
– considerato che CSC ha vinto l’appalto del TPL mettendo a disposizione 39 autobus nuovi e che il parco macchine comunale conta ancora una ventina di mezzi (8 sarebbero già stati rottamati) di cui 5, quelli in condizioni migliori, usati da CSC per assicurare il TPL, perchè non riparare/sistemare (anche tramite la cannibalizzazione dei mezzi più vecchi) quelli ritenuti necessari per coprire la marina di Rio Martino nel periodo estivo?

– Se la sopraccitata riparazione dei mezzi in esubero non fosse possibile, considerando che il Trasporto Pubblico Locale (TPL) è ora affidato alla CSC, non sarebbe sufficiente, solo per il periodo estivo, rimodulare le corse al fine di coprire le corse sulla marina di Rio Martino?

– Considerato il valore dei nuovi mezzi, pari a 780 mila euro, detta somma non si sarebbe potuta impegnare per migliorare la viabilità (considerato lo stato disastrato in cui versano le strade cittadine); per migliorare la pedonabilità (considerato lo stato disastrato di molti marciapiedi); per migliorare la fruizione dei servizi da parte dei disabili (considerato le numerose barriere architettoniche che ancora limitano gli spostamenti dei diversamente abili ma non solo)?

– Considerato il valore complessivo della delibera, pari a 830 mila euro, il Comune non avrebbe potuto beneficiare di eventuali finanziamenti regionali o di altri enti pubblici invece di impegnare proprie risorse di bilancio?

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Fonte: https://www.latinacorriere.it/…/latina-deliberato-lacquist…/

Riferimenti: http://latina5stelle.it/5-domande-per-il-sindaco-di-g…/