Come volevano chiudere il sito www.latina5stelle.it

Diffamazione.

Art. 595 c.p., comma 3:

“Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516”.

Chiunque scriva articoli sa bene che può incorrere nel famigerato o sacrosanto (a seconda dei casi) articolo 595 del codice penale. In esergo, ho riportato uno dei casi di diffamazione (ce ne sono altri) più conosciuti, tipizzato nel comma 3: la diffamazione a mezzo stampa.

Chiunque scriva, si sarà sentito dire, almeno una volta nella vita, che sta perdendo tempo o che non serve a niente. E, a uno sguardo superficiale, non risulta che tale affermazione sia passibile di castroneria, vivendo nel Paese dove tutti, o quasi, scrivono libri e nessuno li legge.

Chiedo scusa se utilizzo questo spazio per una vicenda personale, e per di più praticando la supponente prima persona singolare, ma tale vicenda avrebbe potuto coinvolgere più persone, o meglio, attivisti del gruppo di cui ho il privilegio di far parte.

Qualche mese fa, esattamente il 23 novembre del 2015, ho ricevuto la visita di due agenti della Polizia Giudiziaria che mi notificarono due denunce-querele in seguito a un articolo che scrissi nel maggio del 2015.

L’articolo si intitolava “Quando Cha Cha bruciava: assolto!” (fare clic per leggerlo integralmente) e parlava di estorsioni, prepotenze, automobili bruciate, e di un processo, quello per il quale furono imputati il “Cha Cha” del titolo (all’anagrafe Costantino Di Silvio), Gianluca Tuma, Giampiero Di Pofi, Davide Di Guglielmo e Massimiliano Carnevale, prossimo candidato, tra le fila del Partito Democratico, alle Amministrative 2016 per il Consiglio Comunale.

Massimiliano Carnevale

Massimiliano Carnevale

Mi domandavo che cosa ci avesse fatto un politico, il Carnevale per l’appunto, sul banco degli imputati insieme a personaggi noti alle forze dell’ordine, facenti parte del tessuto criminale cittadino e con precedenti penali di una certa gravità, e chiedevo agli alti gradi del PD locale una risposta sull’opportunità di aver candidato, alle amministrative del 2011, il padre del Carnevale, Aristide. Così concludevo il breve scritto: “Intrecci neri che dovrebbero incidere molto sulla credibilità della politica: che cosa ci facesse al banco degli imputati un consigliere comunale, Massimilano Carnevale, insieme a pregiudicati o noti alle forze dell’ordine è una domanda ovvia e necessaria, senza considerare che al suo posto, attualmente, siede in consiglio comunale, tra le fila del PD, il padre, Aristide, un consigliere comunale di cui non si ricorda un intervento o un tema trattato dal 2011 (anno del suo insediamento) sino ai giorni nostri: che sia stato messo in lista da Moscardelli (nel 2011, candidato a sindaco per il PD a Latina) proprio perché padre del Carnevale amico dei suddetti pregiudicati, in grado di escutere voti come fossero crediti? Chissà”.

Mi sembrava rilevante, ancor prima che l’opinione pubblica fosse stata a conoscenza dell’inchiesta Don’t Touch (ottobre 2015), proporre alcune domande e riflessioni (come ho umilmente fatto in questi anni, con il supporto degli attivisti del meetup, nei miei articoli inerenti alla criminalità di questo nostro disgraziato territorio) in ragione dell’art. 54 della Costituzione (“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”), ma, sopratutto, in virtù del perimetro morale che la buona politica deve rispettare al di là di sentenze di condanna che, come è noto, in Italia, arrivano definitive solo al terzo grado di giudizio e dopo svariati anni.

Invece di rispondere nel merito e pubblicamente alla mie domande di merito e pubbliche, come dovrebbero fare due politici, di cui uno (Aristide), all’epoca del succitato articolo, consigliere comunale in carica, dunque rappresentante di noi cittadini, e l’altro (Massimiliano), avendo svolto il ruolo di consigliere nelle due precedenti consiliature – 2002-2007 e 2007-2010 -, ho ricevuto due querele.

Come qualsiasi cittadino che ha a cuore il territorio in cui vive e non accetta l’oblio comodo dell’indifferenza, mi sembrava importante chiedere conto, prima di tutto, a Massimiliano Carnevale, il quale, nel descriversi, evidenzia tutte le cariche pubbliche di ragguardevole peso che ha occupato: “cattolico democratico cristiano, sin dai primi anni della mia formazione culturale ho perseguito il cammino politico con impegno e coerenza: da delegato provinciale della D.C. giovanile nel 1989, a Consigliere della I° Circoscrizione di Latina nel 1997, quindi Segretario Comunale del C.D.U. fino al 2002, per poi essere eletto nello stesso anno Consigliere Comunale U.D.C.” e successivamente riconfermato nel 2007. In questi anni sono stato membro delle seguenti Commissioni Consiliari: “Urbanistica”, “Commercio”, “Turismo”, “Cultura e Università”, “Avvocatura” ed “Elettorale”, e, in secondo luogo, al senatore Moscardelli che siede nella Commissione Antimafia dove, solo pochi giorni fa, si sono tenute importanti audizioni con protagonisti il Prefetto Faloni e il Questore De Matteis.

In queste audizioni, cui ha partecipato il senatore del PD, si è passata in rassegna la mappatura criminale del territorio pontino e si è citato, giustamente, e tra le altre cose, l’inchiesta e il relativo processo Don’t Touch nella quale sono coinvolti il Cha Cha e il Tuma medesimi già imputati nel processo in corso, e il Di Pofi (indagato). Vale a dire, tre degli imputati nel processo che vide coinvolto, e poi assolto e prescritto, il Carnevale.

Il 13 dicembre del 2015, il Pubblico Ministero Dr. Valerio De Luca richiese l’archiviazione poiché la notizia di reato di cui mi accusavano i Carnevale appariva “infondata“, aggiungendo che il mio articolo è “espressione del diritto di libera manifestazione del pensiero, concretamente del diritto di cronaca e di critica…ed è diritto chiedersi su tutto quanto avvenuto prima e a margine dei processi”. Sottolineava, inoltre, la mia assoluta chiarezza nel riportare le sentenze di assoluzione per il reato di estorsione e di intervenuta prescrizione per il reato di turbativa d’asta a favore di Massimiliano Carnevale, rimarcando la pertinenza e la correttezza del mio scritto.

Nelle denunce dei due Carnevale non vi fu solo la richiesta di punizione a mio carico per i reati di diffamazione a mezzo stampa e per tutti gli altri che si fossero manifestati (magari avevo commesso il reato di abigeato!), ma, cosa a mio avviso molto grave per i rappresentanti di un partito che vuol dirsi democratico e che è tra i papabili per il governo della nostra città, la richiesta di oscuramento del nostro sito di informazione www.latina5stelle.it oltre che della pagina Facebook (all’epoca si chiamava Movimento 5 Stelle Latina, oggi Latina 5 Stelle) e del profilo Twitter.

Aristide Carnevale

Aristide Carnevale

Una mordacchia tombale verso un gruppo di cittadini che da sempre si battono per la loro città e il loro territorio: una rivendicazione che avrebbe penalizzato una comunità intera al di là della mia trascurabilissima persona.

Dopo la richiesta di archiviazione (fare clic per leggerla interamente) da parte del pm, i due Carnevale, il 23 dicembre del 2015, hanno depositato alla segreteria del gip (giudice delle indagini preliminari) un atto di opposizione alla richiesta di archiviazione stessa, così ho dovuto attendere ulteriori mesi per essere completamente scagionato da queste accuse che, come detto, volevano colpire alcuni spazi di informazione, per di più gravitanti nell’alveo di un’altra formazione politica (il meetup). Come se a un articolo di un giornale o di un’organizzazione politica che io considerassi diffamatorio, chiedessi la chiusura del giornale intero o del canale di comunicazione dell’organizzazione politica. Erdogan docet!

Finalmente, dopo le usuali lentezze burocratiche di cui la giustizia è pregna, venerdì 20 maggio il gip Dr. Giuseppe Cario, con un decreto (fare clic per leggerlo interamente), archiviava definitivamente il mio caso, giudicando inammissibile l’atto di opposizione nel quale i Carnevale avevano chiesto l’interrogazione del sottoscritto e del senatore Moscardelli, e asserendo che le dichiarazioni di quest’ultimo nulla avrebbero aggiunto all’articolo che “va giudicato per ciò che correttamente riporta“.

Il giudice Cario, stabilendo che “la notizia di reato è infondata“, e confermando che non esistono “gli estremi del delitto di diffamazione”, ha tenuto ad affermare che nel mio articolo si riportano “dati connotati da verità poiché l’accostamento del Carnevale ai suoi coimputati non appare frutto della fantasia del redattore ma trova fondamento negli atti processuali che l’hanno visto coimputato con esponenti della criminalità locale”.

Aggiunge, il giudice, che il redattore (il sottoscritto) “ripercorre le vicende giudiziarie di taluni dei coimputati (Tuma – Di Pofi – Di Silvio Costantino) nel corso degli ultimi anni, il coinvolgimento di taluni di loro nell’aggressione all’allora Capo della Squadra Mobile, l’attentato ai danni di un Magistrato di questo Tribunale” e conclude dicendo che “le espressioni adoperate nello scritto vanno considerate ricadenti all’interno dei confini del diritto di cronaca”.

Una pronuncia, questa sì, tombale contro le pretese di due politici tese a zittire me e, indirettamente, tutto il gruppo politico che anima i canali di informazione quali sito, pagina Facebook e profilo Twitter, attraverso lo strumento della querela, pur non avendo in nessuna maniera diffamato alcuno, bensì avendo svolto ciò che fa un attivista politico: informare, denunciare, proporre, porsi delle domande, cercando di vigilare su ciò che avviene attorno a sé.

In soldoni, ho scritto opportunamente di un politico che ha ricoperto ruoli importanti, e coinvolto in un’indagine (allorquando era consigliere comunale di Latina), e poi in un processo, insieme a coloro che oggi vengono comunemente definiti appartenenti al clan dei “dontacchisti” (dal processo Don’t Touch) e che sono stati protagonisti, tra le altre cose, in passato, di episodi gravi ai danni di Istituzioni quali la magistratura (il terribile attentato al giudice Iansiti) e il corpo di polizia. Una critica politica che, in qualsiasi Paese democratico, sarebbe naturale come il Po che sfocia nell’Adriatico.

Coincidenza (sic!) vuole che la staffetta dei Carnevale è realmente avvenuta, dal momento che Massimiliano, ormai assolto, si candiderà tra le fila del PD, mentre Aristide, per bocca di suo figlio, “farà il nonno”. Auguri!

L'articolo pubblicato da Il Giornale di Latina che riporta le dichiarazioni di De Marchis nei confronti dei Carnevale, in cui si augura che Massimiliano, una volta eletto, non faccia parte del gruppo consiliare del PD.

L’articolo pubblicato da Il Giornale di Latina che riporta le dichiarazioni di De Marchis nei confronti dei Carnevale, in cui si augura che Massimiliano, una volta eletto, non faccia parte del gruppo consiliare del PD.

E coincidenza (sic!) vuole che ciò che io chiedevo ai Carnevale e al senatore Moscardelli, è stato invece imputato a mezzo stampa, persino con una certa veemenza nell’ambito dell’accurduni  maleodorante sulla nomina diretta degli scrutatori compiuto dal trio Carnevale senior-Di Matteo-Anzalone il 16 maggio scorso, da un appartenente del loro stesso partito, l’ex consigliere comunale Giorgio De Marchis che ha accusato i Carnevale di “voto di scambio”, di “circuito del voto” e “di insultare l’intelligenza delle persone giocando sul ruolo del padre e del figlio” che si danno il cambio senza soluzione di continuità.

Un gioco, quello della nomina degli scrutatori, che, come scriveva Marianna Vicinanza ne Il Giornale di Latina il 18 maggio scorso, ha favorito anche “altri colleghi di partito, tra quelli vicino al senatore Moscardelli” – è noto che il PD è diviso per correnti agguerrite le une con le altre e si unisce in vista del voto, proprio come faceva la fu Democrazia Cristiana.

Certamente il De Marchis non verrà querelato, e non glielo auguro. Ecco perché le querele subite, che, è da ribadire, miravano a oscurare i canali da cui gli attivisti del meetup comunicano (sito, pagina fb, profilo Twitter), ha il sapore dell’attacco politico e sopratutto ha evidenziato una tendenza certa a escludere qualsiasi tipo di confronto civile.

Meglio querelare, cercando di intimidire chi scrive e si interroga, che rispondere, magari anche aspramente, a chi si pone delle legittime domande come qualsiasi attivista, militante, cittadino ha il diritto-dovere di avanzare.

I cittadini non possono andar bene solo quando si accompagnano alle primarie per il voto del proprio candidato (come capitato a Massimiliano Carnevale, immortalato da un video durante le primarie del PD tra Galante e Forte, mentre conduceva al seggio un elettore con un documento d’identità strappato), o quando vengono a fare il tifo in occasione delle campagne elettorali; e chi scrive non può andar bene solo quando ti ospita sulla carta stampata per la propaganda; i cittadini e coloro che si adoperano nel mestiere della cronaca e della critica devono essere rispettati sempre, anche quando trattano compiutamente di criminalità, di legami quantomeno singolari, e cercano di proporre alla pubblica opinione e al pubblico giudizio le condotte di uomini politici e le dinamiche dei partiti, del voto e dei rapporti di potere.

L’antimafia, la legalità, la trasparenza sono valori assoluti, e non applicabili alla bisogna e solo a favor di stampa o di massmedia.

Vale di più una domanda e possibilmente una risposta, che applausi scroscianti e poco consapevoli a un comizio, o interviste in cui si asseverano parole col vestito buono ma prive di fondamento nella realtà.

 

Posted on 27 Maggio 2016, in Blog and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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