Hic sunt leones

Pare che l’altissima vossignoria signor sindaco Di Giargi, un giorno, si sia affacciato dalla finestra del Feudo Comunale di Paludonia, e, vista la Piazza del Popolino, abbia ululato all’indirizzo, suppergiù, della palla. E questo ululo così ferino colpì a tal punto i passanti che, allarmati dal lamento autorevole dell’altissima vossignoria, si fermarono a concionare e a domandarsi con Hic sunt leones 1dubbio: “E che è? Il richiamo della foresta?”

Un prode segretario con baldanza di servitore pare ricordò all’altissima vossignoria che quelli che vedeva e considerava lupi, in realtà non erano altro che leoni famelici.

Nell’avvertire un forte pericolo, l’altissima vossignoria prese penna e calamaio e vergò parole di indignazione nei confronti del cielo. “Altissima vossignoria” – intervenne il baldo segretario – “se voi volete scrivere al cielo, questo impiegherà un tempo troppo lungo prima di liberarci dai leoni famelici”.

L’altissima vossignoria, dopo qualche minuto di riflettuto pensiero, ripose penna e calamaio e, dopo aver sospirato al cielo, decise di andare dai suoi più fidi consiglieri.

E non sbagliò.

Si recò dal munifico e prode messere Di Rabbo, addetto al bene dei costruttori, che, dopo avergli mostrato con compiacimento un paio di destinazioni d’uso, rimase stupito dall’allarme dell’altissima vossignoria e ripiegò il suo viso in una smorfia di disgusto e disapprovazione. “Altissima vossignoria” – fece il messere addetto ai costruttori – “che voi vogliate lasciare la città in mano a bestiali leoni famelici?”.

L’altissima vossignoria, dopo qualche minuto di riflettuto pensiero, si adirò non poco e disse: “Messere, ma di quali leoni state parlando? Voi mi mostraste la via per combatterli, forse? O mi avete insegnato che con i leoni si convive?”

Stufo del messere, l’altissima vossignoria si recò allora dal cappellano della cultura, il gran muftì Nisso che, tra un viaggio a mezzaluna in Turchia, e un impegno istituzionale da uno spalto di un palazzetto, ricevette con ossequio l’altissima vossignoria. “Altissima vossignoria, qual buon vento? L’ho sentita ululare al cielo, forse è per qualcosa che ho fatto?”.

L’altissima vossignoria, sempre dopo qualche minuto di riflettuto pensiero, tese la mascella e scoppiò in un accesso d’ira: “Gran Cappellano, come osate trattarmi così? Credete forse che io sia stupido? Girano leoni per la strada e qualcuno mi ha detto che forse il gran cappellano della cultura potrebbe far qualcosa per impedire questo scempio”. Il gran cappellano, sventurato, rispose: “Altissima vossignoria, non si faccia confondere dai cattivi consiglieri. Io sono solo un cappellano che officia lo sport, i palazzetti e i ristoranti. Credete veramente che io abbia il potere di prevenire un siffatto pericolo?”. “Ma insomma” – sbottò l’altissima vossignoria – “chi è il responsabile di ciò che veggo? È mai possibile signor cappellano che in questa nostra comunità succedano le cose e io non ne sappia mai niente?”. Il cappellano, seccato e umiliato, ritirò il suo testone e lo reclinò tra le braccia incrociate rivestite di un pregiato tessuto fucsia. “Altissima vossignoria” – disse il cappellano – “Se proprio dovete ricercare una soluzione per cotante bestie feroci, vi consiglio di rivolgervi alla fata dei sociali servizi, Lady Illustrissima Fanta. Si è specializzata in chiavistelli e serrature, e io da cappellano della cultura immagino che i leoni famelici debbano essere rinchiusi per il bene della città”. “Grazie” – fece l’altissima vossignoria – “il prezioso consiglio vi sarà pagato con ricompensa. Penso che un paio di voli in trasferta per vedere la squadra di cerchietti di Paludonia possa essere di vostro gradimento”. Il cappellano ringraziò e salutò con deferenza l’altissima vossignoria.Hic sunt leones 2

Congedato il cappellano, l’altissima vossignoria, dopo qualche minuto di riflettuto pensiero (perché egli era, da come si evince, un fine pensatore), giunse nel covo di Lady Illustrissima Fanta.

Cercò di entrarvi, ma distrattosi a guardare il cielo, si accorse solo dopo pochi minuti che quella porta era ferma e inamovibile. Che forse fosse vero quello che gli aveva detto il cappellano, che la Lady de noantri aveva un talento per i chiavistelli e le serrature?

“Chi meglio di lei potrà imprigionare i leoni famelici? Che serrature ferme e forti! Oh, straziante meravigliosa bellezza del chiavistello! Eureka! Salverò la città rinchiudendo i leoni famelici in una gabbia, la lady Fanta mi costruirà la migliore serratura per tenerli rinchiusi!”. Sorpreso dalla sua idea geniale, cominciò a bussare alla porta di lady Fanta che dopo almeno 15 giravolte di chiavi aprì all’altissima vossignoria e fu raggiante nell’apprendere che il suo talento di chiavistelli e serrature potesse servire al bene della comunità della città di Paludonia.

E lancia in resta e cuore pieno, i due partirono alla volta della loro missione.

L’altissima vossignoria e la lady Fanta si guardarono con sospetto e paura. Ora che avevano trovato chi avrebbe fatto la gabbia e la serratura, mancava un piccolo ma dirimente particolare. Chi avrebbe mai potuto catturare quei leoni famelici? L’altissima vossignoria si tirò indietro  – “potrei mai essere io insignito di un così gravoso compito, io che mi rivolgo al cielo e mi fermo spesso a pensare. Sia maledetto l’agire, il mio compito è di pensare e guardare il cielo”.

Scartata la lady dei chiavistelli che in quanto donna non avrebbe potuto affrontare i leoni famelici, ad un certo punto all’altissima vossignoria venne in mente un’idea geniale.

Tempo prima, un domatore di leoni era stato un suo sodale, lo aveva avuto vicino a sé nei momenti opportuni, e grazie a lui era stato eletto Sindaco di Paludonia. Forte di questo credito, il domatore di leoni fu nominato gabelliere della comunità, un ruolo così potente che l’altissima vossignoria, quando guardava il cielo, si era chiesto perché mai lui dovesse guardare solo il cielo, mentre il gabelliere era temuto e rispettato. Quando il gabelliere domatore di leoni, che tutti chiamavano NeroWolfe Maiotta, cavaliere de’ sinti e rom di Paludonia, lasciò il suo posto di gabelliere, divenne fratellone d’Italia e ascese all’Alta Camera dei Deputati del Belpaese.

L’altissima vossignoria pensò che il domatore di leoni non avrebbe mai potuto rifiutarsi di aiutarlo; a lui, poi, che tanto si era speso affinché il domatore divenisse altissimo camerata dei deputati del Belpaese.

Non passarono che poche ore quando il domatore tornò nella sua città adottiva e con la forza e la prepotenza di cui era capace catturò i leoni delle verdi colline d’Africa, li mostrò ai cittadini come prova della sua magnificenza e li pose nella gabbia che lady Fanta aveva fabbricato con una serratura doppia, tripla, quadrupla, pentupla! La serratura più forte del mondo!!!

I cittadini si accalcarono dietro le sbarre della gabbia, guardarono i nemici finalmente ingabbiati e resero grazie al domatore di leoni che per la gioia invitò tutti allo stadio per un po’ di circenses. W l’Italia, gridarono, W i Fratelli, W NeroWolfe, i circenses, e W, soprattutto, gli amici degli amici più stretti!

Dopo poche ore, l’altissima vossignoria, accolta con rimarchevole e deferente  grazia dal segretario di baldanzosa servitù, si spaparanzò sulla sua poltrona di pelle di ginocchio, e, preso da una malinconia connaturata alle vossignorie, sospirò e riprese a contemplare il cielo.

Posted on 11 Aprile 2014, in Blog and tagged , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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