La trattativa pontina

Quando si parla di mafia, c’è sempre qualcuno che la sa più lunga.

C’è quello che mutua la sua analisi dei fenomeni mafiosi copiando schemi della cinematografia o della serialità televisiva: come se, ad ora, la mafia recapitasse teste di cavallo mozzate nel letto di chi vuole minacciare (il Padrino); o se le espressioni come “stecca para pe’ tutti” potessero assolvere, ricamandone una mitologia, una banda di romani che scala la montagna del Potere per conquistarne la cima con l’aiuto dello Stato deviato (Romanzo Criminale).

Il problema, d’altronde, non è in chi fa queste ricostruzioni, peraltro drammaturgicamente lodevoli e di ottima fattura.

Parliamo chiaro: la mafia è seducente, è il potere di fare quello che vuoi, è la violenza che scaccia gli “scassaminchia” e le regole, è la forza che dà a chi se ne sbatte del prossimo, è pensiero e privilegio massimo di ubbidire per stare bene, è l’adeguarsi perché chi si ribella è solo un illuso, un idiota, uno che non sa stare al mondo. 

L’operazione culturale che doveva prendere piede nel nostro Paese, così come prospettata dai grandi magistrati che hanno pagato con la vita, non è andata a buon fine.

Vaglielo a spiegare a un ragazzo del rione Traiano che un’altra via allo spaccio esiste.

Vaglielo a spiegare a un ragazzo di Latina che essere dalla parte della legalità è l’unica via per essere un uomo, quando non considera le Istituzioni (viste come vecchie, inutili, ricolme di sudici politicanti) e vede volare pallottole contro i negozi della città o feste folcloristiche in stile Secondigliano fuori dal carcere di Via Aspromonte per celebrare il compleanno al fresco di Angelo “Palletta” Travali, uno del clan Ciarelli-Di Silvio.

Vaglielo a spiegare che il rispetto si ottiene con il cervello e il cuore e non con una mazza da baseball stampata sulla nuca di chi osa ribellarsi a un sopruso di uno del clan Ciarelli-Di Silvio. Quel ragazzo non vuole sapere perché, laddove avesse un sussulto di dignità, non avrebbe riferimenti che gli confermano quanto sia seducente, invero, l’onestà e il suo amico preferito, l’orgoglio.

La trattativa Stato-mafia che proponiamo stasera (due spettacoli con due rispettivi interventi della regista Sabina Guzzanti) è un vaso di Pandora italiano che sembra escludere l’eventuale capacità dei cittadini pontini di prenderne spunto.

E che c’entriamo noi con la Sicilia, Cosa Nostra, Mancino, i Ros, i servizi segreti deviati, Dell’Utri ecc.? Poco, certamente: lì si è giocata la storia del nostro Paese e Latina era troppo piccola e vicino Roma per rappresentare qualcosa nello scacchiere. Eppure, siamo meno lontani di quello che parrebbe. E non tanto perché Salvatore Sparta Leonardi, figlio dell’ex pentito catanese di Cosa Nostra, frequentava Latina e alcuni componenti dei Ciarelli-Di Silvio: in fondo Carmelo Sparta Leonardi, il padre di Salvatore, è uno che è stato capace di mettere nei guai Marcello Dell’Utri (uno dei dodici imputati nel processo palermitano sulla trattativa) fornendo alcune informazioni che hanno contribuito alla sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (che attualmente sconta in carcere dopo la vacanza libanese); in fondo, ormai sappiamo dei clan della nostra provincia e sappiamo che si va da Cosa Nostra alla camorra per finire alla ndrangheta passando per le nuove mafie dell’Europa dell’est; non tanto perché la politica della nostra città è stata per lo più silente dopo la sentenza Caronte che ha sancito una verità che noi cittadini latinensi sapevamo: il clan Ciarelli-Di Silvio, attraverso l’estorsione e l’usura, ha avuto in mano per almeno vent’anni il potere criminale di Latina; non tanto perché un parlamentare della nostra città, Pasquale Maietta, da sempre discusso per i suoi rapporti di vicinanza con alcuni di quel clan, ha agito stranamente (tra le altre cose) presentando una interrogazione contro il questore di Latina (che denunciava un giro di malaffare nel settore dell’urbanistica collegato anche con il mondo politico attaccando anche la gestione dello stadio Francioni definendola “sciatta”) per poi ritirarla dichiarando che non ne sapeva niente.

La trattativa Stato-mafia (ci ostiamo a scriverlo con la s maiuscola), si dirà, si lega poco con queste situazioni, se non fosse che ogni volta che teniamo ben serrati gli occhi, o che giudichiamo normale un comportamento che non lo è, noi siamo in trattativa permanente col compromesso del reale corrotto e mafioso.

Siamo noi stessi la trattativa se accettiamo che nelle Istituzioni deve per forza esserci uno che i voti se li compra o se li prende attraverso la sua posizione in cambio di succulenti favori post-elezione.

Non siamo più la trattativa se abbiamo il coraggio di chiamare per nome le cose, se ci rifiutiamo di accettare i soliti politici, i soliti dirigenti, i soliti criminali a cui non puoi chiedere manco permesso per qualcosa che ti spetta di diritto.

Stasera, iniziamo con un film; da domani possiamo iniziare con la nostra vita.

Posted on 24 Aprile 2015, in Iniziative Locali and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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