O SI CAMBIA O SI MUORE!

Da quanto riscontrato nel corso dello scrutinio delle trascorse elezioni europee, sulle schede elettorali si è potuto notare che i votanti che hanno espresso maggiori preferenze sono stati gli elettori della LEGA e del PD. 
Quelli del M5S, invece, continuano a votare prevalentemente il simbolo:
– perchè sono ininfluenti rispetto al programma che nel M5S ha sempre avuto la priorità?
– perchè i relativi candidati non sono appoggiati da un’adeguata rete territoriale? 
– perchè non sono graditi?

I risultati, decretano, ancora una volta, la vittoria dell’astensionismo che ha raggiunto il suo picco storico con il 44% (nel 2014 si era fermato al 41,3%).
L’italiano medio, purtroppo, continua a vedere l’Europa come un soggetto ostile e invece di andare a votare per cercare di cambiarla dall’interno, eleggendo politici possibilmente giovani, motivati, preparati e credibili, preferisce starsene a casa facendo un danno a se stesso e alle nuove generazioni.

Ma cosa ci dicono i risultati elettorali?

Che la LEGA con la sua becera propaganda omnidirezionale, priva di contenuti reali, ha sbancato e sta continuando a fagocitare Forza Italia, ma non solo, favorito da una invasiva campagna mediatica.

Il PD, puntellato dalla lista Calenda, riprende fiato rispetto alle nazionali del 2018 con il 22,69%, anche grazie a quel suo elettorato che, allontanato dall’effetto Renzi, era approdato al M5S. Elettori ora recuperati, certamente non grazie a Zingaretti ma, verosimilmente, perchè in un anno di governo il M5S si è dimostrato tiepido sul fronte scuola e cultura ma, soprattutto, è stato considerato colpevole di aver salvato Salvini dal Tribunale dei Ministri. Tuttavia, il PD è lontanissimo dal 40% delle europee 2014 e, dunque, farebbe bene a “stare sereno”.

Il M5S, che alle europee del 2014 aveva ottenuto il 21,16%, ha preso il 17,08% e, nonostante la grande sberla ricevuta rispetto alle nazionali dell’anno scorso, perde il 4% rimanendo, nonostante tutto, il primo partito al sud e nelle isole.

Il FRITTO MISTO (ovvero tutti gli altri partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento) ha drenato circa il 10% di consensi, un voto inutile di cui, circa 1/5, ex M5S.

Un disastro annunciato da più parti e l’area di quello sarebbe stato si è respirata nel corso dell’assemblea regionale del M5S, tenutasi il 5 maggio a Roma, dove è stato lanciato un forte e chiaro urlo di sofferenza dalla maggioranza degli attivisti (superstiti) della regione Lazio, ovvero un univoco messaggio: “non siamo utili idioti da sfruttare soprattutto in campagna elettorale!”.

Il danno provocato ai territori, dallo scollamento tra vertice e base, dalle autolesionistiche mancate certificazioni amministrative, dall’isolamento e frustrazione dei portavoce locali e dalla scarsa comunicazione, non sarà facilmente sanabile nel breve termine e la diretta conseguenza di ciò si è percepita in una campagna elettorale fiacca, quasi impalpabile, dove, rispetto al passato, si sono visti pochissimi gazebo a 5 stelle nelle piazze ed i pochi comizi organizzati erano partecipati giusto da pochi attivisti e ancor meno simpatizzanti.


Ma quando si riceve una “sberla” c’è sempre un motivo che deve essere capito, metabolizzato e capitalizzato per migliorare e non ricommettere gli errori compiuti.

La fiammella della speranza per una possibile ricucitura, un’auspicata ripartenza che, tuttavia, non potrà prescindere dal “recall” di quei portavoce ritenuti dalla base indegni di ricoprire il mandato a loro affidato, è ancora accesa!

Il M5S o cambia o muore e per ripartire dovrà:
– tornare sui territori;
– stimolare il confronto;
– essere originale;
– evitare di scimmiottare gli altri partiti;
– coinvolgere maggiormente i giovani;
– scrollarsi da dosso arrivisti e fanatici;
– smettere di parlare a se stesso pensando di essere sempre il primo della classe;
– espellere quei portavoce autoreferenziali che, soprattutto a Latina, non hanno dato alcun contributo alle già poco efficaci iniziative elettorali che, come si prevedeva, non sono riuscite, minimamente, a coinvolgere i cittadini rispetto al 2014 (vds, le differenze nella sottostante fotografia).

Mentre a Latina, per impedire che nel 2021 la vecchia “para” destra travestita da LEGA torni a governare la città dopo un ventennio di sfaceli, si dovrà cercare di costituire una lista M5S che, sulla base di un programma condiviso, si apra ad un’alleanza civica trasversale.

Posted on 9 Giugno 2019, in Blog. Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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