Prima della rivoluzione

Chi non ha vissuto negli anni prima della Rivoluzione non può capire che cosa sia la dolcezza del vivere – Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord.

Di prima di una possibile rivoluzione si parla, e di questa storia sbagliata il consiglio comunale di Latina è il protagonista.

Parafrasando la climatologia, un consiglio comunale è un microclima, si muovono in esso esseri viventi, dall’insieme – consiglieri, assessori, tecnici, cittadini, ambienti – si possono evincere comportamenti, ragioni, cause e conseguenze.

Il giudice Falcone insegnò in Italia e in America la via per scoprire la verità: Segui i soldi; per comprendere la politica della nostra città diremmo: Segui le mosse. Come si muovono nell’aula, chi interviene, come interviene, chi guarda chi, chi non guarda, chi non viene proprio.falcone

Segui le mosse, dunque. Nel consiglio comunale di ieri con all’ordine del giorno svariati punti di cui se ne discuteranno appena due, accade che, fissata per le nove, la seduta inizi alle dieci e mezza. Prassi, si dice. Probabilmente vero – anche se c’è qualcuno tra gli uditori che sostiene: senza la presenza in aula di alcuni cittadini, questo consiglio non avrebbe raggiunto mai il numero legale per avere luogo.

Una prassi che vuole molti consiglieri presentarsi quando vogliono, alcuni non venire, altri giochicchiare e rintuzzare digitalmente e alacremente tablet e smartphone di eterogenei brand, altri ancora sorridere paciosi in sgargianti camicette pronte ad essere appese alle stecche di un ombrellone ficcato in spiaggia.

D’altra parte fa caldo e non tutti pensano alla brezza e alla salsedine (per carità è umano vagheggiare del bel mare pontino a bandiera blu), alcuni sono venuti giustamente intenzionati a parlare dei problemi della propria città. E questo va riconosciuto e apprezzato.

Il primo punto nell’odg è il caso Malvaso, ormai notissimo alle cronache e sulla bocca di molti cittadini. Alla fine, come detto, dei tanti punti dell’odg si discuterà esclusivamente della variante e del caso Ipogeo. Con un cambiamento, però. Dopo una fugace riunione dei capigruppo, prima che il consiglio finalmente iniziasse (ci sono volute due chiame), l’odg viene invertito. Il primo punto sarà il cimitero/Ipogeo, il secondo la variante del disonore.

La discussione sulla variante viene aperta da Cozzolino, consigliere comunale PD. Il suo intervento è piuttosto tiepido, più da moderatore che apre un dibattito che da consigliere di un’opposizione. Niente a che vedere con le dichiarazioni che lui e altri rappresentanti del PD a livello locale fecero il 24 maggio parlando di conflitto d’interessi, costruttori, scandalo e dimissioni della Giunta (magari una forzatura giornalistica, ma il senso era quello).

Gli interventi si susseguono. Parlano i consiglieri del PD – da Fioravante a De Marchis – e Fabio Cirilli consigliere della maggioranza nonché avvocato difensore della stessa che imposta la sua difesa con bonomia e ricerca di “compassione”. Ed è questo il microclima, ammantato di bonomia e compassione. Compassione nel senso di “patire con”: gli uni con gli altri. E sembra proprio che sia così. I consiglieri del PD non riescono mai a mettere nella stessa frase Malvaso e conflitto d’interessi (a differenza di quello che avevano dichiarato solo qualche giorno fa agli organi d’informazione locali). Anzi, il nome Malvaso non viene mai pronunciato, quasi che vi fosse un convitato di pietra che, a dir la verità, era presente in aula. Una pietra solidissima, icastica, stentorea di fronte ai consiglieri dell’opposizione.

De Marchis e Mansutti si cimentano in un esercizio di cortesia istituzionale che sembra ignorare il fatto conclamato di vivere in una città con un sindaco e una Giunta indagati. Ci penserà la magistratura è il mantra ripetuto da tutti, maggioranza e opposizione. Quasi che fosse un auspicio all’oblio. Per gli uni perché sarebbe un disastro in caso di un rinvio a giudizio, per gli altri perché adesso hanno Renzi e credono di essere già vincitori alle prossime elezioni comunali. Che Mansutti profetizza essere nel 2018 (sbagliando di due anni, ma può capitare) e che, nella narrativa del nuovo corso democristiano pidino, già li vede amministratori aggiustatori dei disastri della destra.

Sia De Marchis che Mansutti fanno un lungo excursus; il primo partendo dalla legge regionale numero 36 del 1987 per arrivare alle legge Polverini che, di fatto e di diritto (ma lo stabilirà il giudice), permette di ovviare al passaggio, in Consiglio Comunale, delle delibere concernenti i piani particolareggiati; il secondo iniziando la propria prolusione da molto lontano, dalla Latina del 1973 – quando lui portava i calzoni corti -, dal piano regolatore, quando si parlava di cose alte non di queste miserabilità (citazione testuale); entrambi uniti dalle lunghe cavatine iniziali sul garantismo, sulle lodi al pm che è garantista perché ha disposto la perizia di due tecnici (una prassi normale), e che il conflitto d’interessi non è attinente poiché altrimenti né un avvocato, un ingegnere, un notaio, un imprenditore eccetera potrebbero svolgere il ruolo di consigliere comunale. Qualora le modifiche ai piani particolareggiati siano conformi al piano regolatore generale, possono essere approvate con delibere di giunta, ma il punto è proprio che la variante non è forse conforme al piano regolatore della città. Ma, come è giusto, sarà la magistratura ad appurare la conformità o meno della variante.

Il nodo ovviamente è politico, ma a Mansutti e De Marchis ciò non sembra interessare perché, come dice quest’ultimo: “Neanche Beppe Grillo può farci niente se la legge dice questo”.

rivoluzioneA onore del vero, tutti i consiglieri pidini ricordano che le volumetrie non possono essere aumentate a dismisura, non siamo a Kuala Lumpur, ma intanto sono le due del pomeriggio inoltrato e la canicola della palude morde. Fioravante, consigliere PD, fa l’intervento più accorato e sincero chiedendosi se si può costruire in cambio di un pezzo di fogna. Ci dice, poi, che lui il nome di Malvaso non lo fa perché non vuole sparare ad alzo zero. Un vero peccato perché avrebbe la possibilità di chiedere a Malvaso le dimissioni dalla commissione urbanistica, ma sparare ad alzo zero, forse, è una miserabilità da grillino impenitente.

Intanto, a latere del palcoscenico pidino, c’è lui, il protagonista della vicenda: l’imprenditore calabrese Vincenzo Malvaso, amministratore unico della Piave srl, una delle otto società edilizie di cui è padrone. Pardon!, socio. È con la Piave srl che stava costruendo il complesso edilizio alle porte della città, è con la Piave srl che aveva issato su di esso la bandiera di Forza Italia, a imperituro simbolo di appartenenza. Segui le mosse.

Entra in consiglio con comodo, alle ore undici e quaranta. E trentasei, per l’esattezza (il consiglio era fissato alle nove). Polo a mezze maniche e occhiali da sole; sembra un ricco vacanziero della Cuba di Fulgencio Batista, prima della rivoluzione per l’appunto. L’aula non è un’istituzione se si portano gli occhiali da sole ma diventa un luogo come un altro, non merita il rispetto degli occhi. Si siede, ascolta gli interventi, sembra non interessargli nulla, però è lì e basta la sua presenza per far sì che il suo nome non venga mai pronunciato accanto alle parole cemento e conflitto d’interessi. Sì perché i 24 appartamenti che vuole costruire alle porte della città non si capisce bene cosa siano se non una nuova colata. Ma questo, opportunamente, è lasciato ai pensieri demagogici dei grillini.

Come riporta il giornale online H24notizie del 20 maggio: “Siamo nel 2012 e nel 2013 l’esecutivo del sindaco Giovanni Di Giorgi delibera le controdeduzioni alle osservazioni alla variante del Ppe. Variante i cui indirizzi, è scritto in delibera, venivano fissati anche dalla commissione urbanistica, “casualmente” presieduta da Malvaso per l’assenza di Ivano Di Matteo”. Anche se ieri Fioravante assicurava che, da membro della commissione urbanistica, lui non ha mai visto alcunché. Impossibile non credergli, e il mistero permane. Segui le mosse.

Malvaso sta, così come stanno tutti gli altri consiglieri di maggioranza che, a parte l’indomito Fabio Cirilli, tacciono. Così come hanno taciuto per un altro grande appalto della provincia, il porto di Rio Martino assegnato per la bellezza di oltre sette milioni di Euro.

Solo dopo un’ora, Malvaso si toglie gli occhiali da sole ma continua ad ascoltare asetticamente le parole degli astanti. La sua attenzione però non è estinta, è solo silente, pronta a riattivarsi quando egli crede sarà opportuno. Durante un consiglio comunale l’aula è un mercato: gente che si alza, che entra, che esce, che parla, che si ferma, che osserva, che scruta, giornalisti che ammiccano ai consiglieri comunali o che scrivono, fotografi che immobilizzano il presente. A lui, non è interessato niente, non guarda apparentemente nessuno. Segui le mosse, malvasodicevamo.

Malvaso finalmente si desta. È quando entra in aula il dirigente del Comune indagato insieme a lui, il responsabile del procedimento della variante Ventura Monti, detto Rino. Lo segue per tutta la passeggiata dell’aula che vede Monti entrare e dirigersi tra i banchi del sindaco e della Giunta. Lo segue con gli occhi, lo segue per tutto il tragitto. Gli occhi adesso rispettano la situazione.

Incredibilmente nessuno cita l’art.40 dello Statuto del Comune di Latina. Divieto di incarichi e consulenze: al Sindaco, agli Assessori, ai Consiglieri comunali e circoscrizionali (non più previsti per legge) e al Presidente del Consiglio è vietato ricoprire incarichi ed assumere consulenze presso Enti, Aziende ed Istituzioni dipendenti o, comunque, sottoposte al controllo e alla vigilanza del Comune.

Ora, se Malvaso è amministratore unico della Piave srl, non sta ricoprendo un incarico in un’azienda, sì privata, ma sottoposta, in questo caso, al controllo e alla vigilanza del Comune? Non è il Comune interessato a controllare e a vigilare su un’area di sua diretta competenza?

Le conclusioni della giornata le traggono i consiglieri pidini: ad ora, a legge vigente, non possiamo fare niente. De Marchis dice che la ratio del Piano Casa è giusta: troppa burocrazia – ma per il cemento, forse, non ce ne è mai troppa. Anche i consiglieri di maggioranza si dimostrano rammaricati che la legge Polverini e una non meglio specificata legge nazionale estromettano il consiglio comunale dal vaglio dei piani particolareggiati.

La riflessione che facciamo è questa: tutte le forze politiche presenti in Aula possono cambiare le leggi. Basterebbe modificare e restringere alcuni paletti direttamente nel TUEL, il Testo Unico degli Enti Locali. Il conflitto d’interessi può diventare un punto d’onore per queste compagini politiche. Hanno parlamentari della Repubblica, e i portavoce del M5S sarebbero ben lieti di lavorare per arrivare ad un cambio delle regole.

La locandina di "Prima della rivoluzione" (1964), un film di Bernardo Bertolucci

La locandina di “Prima della rivoluzione” (1964), un film di Bernardo Bertolucci

. Al netto delle polemiche politiche, si può fare subito qualcosa di concreto. Se il lodo Alfano fu approvato in 30 giorni, con la convergenza dei parlamentari pontini – ne abbiamo parecchi alla Camera e al Senato – si può modificare o aggiungere subito un ulteriore comma all’art. 63 del TUEL. Un codicillo che può essere mutuato dal comma 2 dell’art.63, e che reciterebbe: “è incompatibile colui che come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in appalti, derivati dall’interesse del comune, ovvero in società ed imprese volte al profitto di privati”. Sperare che cambino le cose, come sussumono i consiglieri pidini, si può, ma si ha il dovere di agire. Tutti. Nel 2014, a Latina, un costruttore non deve essere più componente di una commissione urbanistica.

Segui le mosse, prima della rivoluzione il vivere è dolce.

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Posted on 11 Giugno 2014, in Blog and tagged , , , , , . Bookmark the permalink. 2 Comments.

  1. Antonietta De Luca

    Ben detto 😉

  2. Silvia Elisabetta

    Grande Bernardo! Grazie!

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