Qualcosa è cambiato!?

[questo post è stato citato nell’articolo di Latina Oggi – pubblicazione del 04/03/13]

Latina

Verrebbe da dire: Latina liberata! 21682: questo è il numero. Sono tanti gli elettori che hanno scelto alla Camera il Movimento Cinque Stelle nel Comune di Latina, sancendone la primazia. Primo nella città del littorio, della Democrazia Cristiana, del fascio-berlusconismo cementizio e prepotente. Una città dove solo qualche mese fa, davanti alla chiesa di San Marco, sedicenti camerati intonavano buffoneschi canti del regime mussoliniano per onorare la morte di Ajmone Finestra. Il Movimento è primo in una città che ha sempre visto l’affare come vettore ineliminabile di ogni più importante scelta politica, dove l’opposizione, con alcune meritorie eccezioni, è stata latente, impalpabile, conservatrice nel solco di un bon ton istituzionale che fa chiamare avversari politici gli squali, e scambiare gesti di collusa cortesia laddove vi dovrebbe essere solo nettezza e intransigenza.

D’altro canto le forze della sinistra, a Latina, vivono di conservazione e vivacchiano di quei 14000-15000 elettori che hanno sempre votato quella parte dal 1993 in poi e la voterebbero in qualunque circostanza, quasi che la preferenza elettorale fosse un riflesso pavloviano che diventa complice della devastazione pontina perpetrata prima dalla Balena Bianca, poi dalle classi dirigenti provenienti dal MSI (poi AN, poi PDL) abbracciate feralmente all’arrogante berlusconismo. Il PD, dunque, rimane stabile sui 14000-15000 voti (sia alle Politiche che alle Regionali), vale a dire che il suo elettorato è sempre lo stesso, arcigno nel credersi migliore, tetragono nel cambiare, illuso nel pensare “questa è l’ultima volta che li voto”.

Qui siamo a Latina e la frustrazione di avere a che fare con tale tipo di elettorato è tanta. Saremo sempre incapaci di combattere contro la clientela da una parte e la cocciuta resistenza a votare Pd dall’altra (senza contare le cappe clientelari che esistono, non v’è dubbio, anche a sinistra). Gli elettori della sinistra, con lo sguardo rivolto ad un mitico berlinguerismo passatista, e alla nuova vocazione cattolico-clericale, non si fidano del moVimento ma, nel profondo della loro anima, sanno che nulla cambierà con il voto al loro partito. Sono mediatori con l’esistente, qualunque esso sia, e conservatori di un mondo crollato sotto i colpi spessi dell’omologazione culturale ed economica della Latina emanazione del Paese-Italia.

Li votano, sempre, e si lamentano del loro voto appena un attimo dopo averlo espresso.

Eppure il moVimento ha vinto.

Non si deve essere ingenui però. Dopo circa quaranta anni di voti plebiscitari scudocrociati ed un ventennio di “meno male che silvio c’è” rampante e sprezzante del dissenso, la prima forza politica cittadina è un movimento nato dalla voglia di numerose persone di cambiare segno, di farsi Stato, di mettersi in gioco (speriamo), di dire basta a questa realtà fatta di taroccanti, smargiassi e avidi palazzinari, avvocatucci unti di brillantina ovvero, in senso lato, una classe dirigente che prende le distanze dai cittadini, considerati esseri umani solo ed unicamente al momento del voto: quando si promette il posticino alla nipote, la sede all’associazione o, peggio ancora, il pacco di pasta.

Adesso si è felici, la catena è stata spezzata, la via d’uscita dal fascio-berlusconismo è segnata, uno scenario diverso è possibile. Ma, qui, non siamo nella Sicilia ansiosa di rinascita o nei territori NoTav vitalizzati dalla tenace riluttanza ad un’opera pubblica di sesquipedale follia, qui, noi tutti, siamo a Latina, e il desiderio di cambiare non è prerogativa di questa città. I dati delle Politiche, i 21000 voti e rotti, non sono sovrapponibili ad eventuali elezioni amministrative: basti confrontare i dati delle Regionali dove il moVimento, nel Comune di Latina, perde ben 10000 mila voti. Si passa dai 21682 agli 11192. 10000 persone che hanno cambiato segno nello stesso gesto del voto. Dove un secondo prima, o dopo, hanno votato moVimento, poi, o prima, hanno preferito tornare al fascio-berlusconismo di PDL e Fratelli d’Italia, La Destra e Lista Storace. Perché? Cosa deve essere successo?

Alle Regionali, Latina è sempre Latina. Tornano in mente e si parano davanti agli occhi, come un muro solido e tetro, le auto in leasing, la cialtroneria dei locali della notte, i moncherini delle opere incompiute nella città e nei borghi, l’apocalisse, in terra, di B.go Montello, le cosche zingaresche e campane,  i soldi sperperati in progetti quanto bizzarri tanto redditizi per i soliti noti, il provincialismo fatto di posti al caldo per figli di signore con cerone, i favoritismi di ogni tipo, le Procure dormienti. Una città che vive ancora di padrini e clientele, promesse e disperazioni. Il voto, sul territorio, ridiventa cinico e ammantato di un supposto senso di realtà. “Alla camera mandiamoceli i grillini, magari cambiano qualcosa, ma sul territorio devo pensare a mio figlio, a mia figlia, alla delibera che potrà servirmi a prendere un appalto, al gioco del dare/avere, al referente a cui do il voto in cambio di un piatto di lenticchie o di un semplice tozzo di pane”.

Questa è Latina. Qui non siamo nel mondo delle idee, qui i sogni del combattente Peppino Impastato sono l’ennesimo inutile film de’ sinistra, le parole di Paolo Borsellino sono una noiosa litania – è mejo na’ bira alla via dei pub – qui la camorra, la criminalità organizzata, è la fantasia di qualcuno che ha letto troppi libri – e quanno pensi a scopa’. Questa è la realtà in cui siamo cresciuti, con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno, adesso e nel futuro.

Dopo l’ebbrezza e la giusta felicità per un voto finalmente diverso, da oggi inizia la sfida, temeraria e disperata, contro un mondo ancora immutabile.

 

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Posted on 28 Febbraio 2013, in Blog and tagged . Bookmark the permalink. Leave a Comment.

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