Quando Cha Cha bruciava: assolto!

Brucia di tutto a Latina, il racconto delle fiamme delinea un’apparentemente imperscrutabile dimensione che è conosciuta da tutti i suoi cittadini, anche da quelli più inclini all’alibi della monotonia.

Da ultimo, l’incendio ai danni del titolare del pub Brennan a Borgo Sabotino (un’auto ridotta a uno scheletro di cenere): un uomo che ha avuto il merito, e non solo da oggi, di denunciare qualcosa che andava storto, di rifiutare la predetta monotonia e il fatalismo colpevole e becero. Non è stata una cosca a servirgli il piatto, eppure i metodi sono affini e la filiera che ha portato a questo atto barbaro e vigliacco potrebbe rimandare a un vaso comunicante che si origina nel traffico illecito di merce falsa sino ai povericristi che la vendono e assumono gli stessi violenti cliché dei loro fornitori.

A Latina brucia spesso l’attenzione dei cittadini che vedono tutto, sanno tutto – dai borghi (vere e proprie comunità di vita e, purtroppo, anche di invidia e complicità), sino al salotto del centro e/o dei quartieri bene – ma che fanno fatica a compiere, per comodità, alcune valutazioni tese a riannodare i fili, a comprendere il brennan1reale, a scegliere una classe dirigente degna da cui far dipendere l’amministrazione della città.

Roghi di isole ecologiche e rifiuti ammassati nelle periferie urbane e contadine, pire bestiali di auto carbonizzate, avvertimenti nella forma del fuoco a danno di attività commerciali e imprenditoriali. Non è molto diverso, a Latina, rispetto a tanti luoghi del mondo, dove l’usuale indifferenza si unisce all’omertà e alla paura.

Alcuni incendi si intrecciano ad altre storie: storie di politici legate alle vite di spiriti “liberi” del sottobosco criminale pontino che continuano sotto traccia nello scorrere lento della nostra città, animata dal rigor mortis di nomine e poltrone, a mezzo stampa, che influenzano l’azione politica degli amministratori – dalle finte dimissioni dell’attuale sindaco al teatrino di pupi e pupari per il cda di Acqualatina.

La vicenda è nota. Qualche anno fa, esattamente nel 2005, i capannoni della Latina Multiservizi e della Iride multiservizi, due società di pulizia dell’ex assessore provinciale agli affari generali Giuseppe Pastore (in quota UDC), andarono a fuoco.

Gli inquirenti della Procura pensarono immediatamente a un atto intimidatorio e aprirono un’indagine che coinvolse alcuni volti noti della città, sodali o appartenenti al microcosmo criminale, e un politico: tutti sulla stessa barca.

Il giudice dell’udienza preliminare Campoli rinviò a giudizio il consigliere comunale dell’Udc Massimiliano Carnevale, Costantino “Cha-Cha” Di Silvio, Davide Di Guglielmo, Giampiero Di Pofi e Gianluca Tuma che, secondo gli inquirenti, aveva materialmente appiccato il fuoco.

L’impianto accusatorio dei magistrati poneva il suo perno su una turbativa d’asta, causa della tentata estorsione e conseguenza dell’atto di intimidazione mafiosa: l’incendio doloso. La combustione che carbonizzò i capannoni delle ditte di pulizia si consumò in via Trebbia. L’allora assessore provinciale Pastore non cedette alle pressioni fatte dal presunto piromane Tuma che insieme a Carnevale, Di Pofi, Di Silvio e Di Guglielmo lo avrebbero minacciato, qualche settimana prima, in modo che rinunciasse a un’asta per aggiudicarsi un immobile a Borgo San Michele, oggetto d’interesse di uno degli imputati, il medesimo Gianluca Tuma. In aula, per un processo durato anni, nessuno di loro confermò la tesi dei magistrati negando di aver agito ai danni di Pastore.

Dall’incendio (ottobre 2005) alla sentenza del Tribunale di Latina (aprile 2015), passando per il rinvio a giudizio (nel 2010) dei cinque, sono passati dieci anni. Il pm Monsurrò della Procura di Latina aveva chiesto l’assoluzione per l’incendio e qualche condanna per gli altri reati contestati: due anni e quattro mesi di reclusione per Tuma, Di Pofi e Di Guglielmo e un anno e otto mesi per Cha Cha e Carnevale. Il Tribunale di Latina li ha assolti per l’incendio e il tentativo di estorsione perché il fatto non sussiste, e ha stabilito il non luogo a procedere per brennan3la turbativa d’asta poiché prescritta.

Di fatto e di diritto, una vera e propria assoluzione per un gruppo di persone che tutti a Latina conoscono e di cui conosciamo alcuni precedenti. Ormai considerati personaggi folcloristici, molti dimenticano le loro gesta. Alcuni di loro sono legati a doppio filo al clan Ciarelli-Di Silvio a cominciare da Gianluca Tuma: basti menzionare quanto avvenne nel 2006 quando lui e Di Pofi aggredirono l’ex capo della Squadra Mobile, Fabio Ciccimarra (personaggio anch’esso discusso). I due furono arrestati dopo averlo assalito all’interno degli uffici della Questura di Latina.

Tuma e Di Pofi si erano recati in Questura per conoscere la situazione del figlio di Cha Cha, Renato Pugliese, coinvolto nell’altrettanto nota storia del locale “Makkeroni” dove, in seguito a una colluttazione, il titolare del locale Vincenzo Bruzzese morì. Seduti alla scrivania del poliziotto, con quel ghigno che i latinensi conoscono bene, diedero vita a uno degli episodi più inquietanti che la città ricordi: il capo della Mobile, infatti, fu colpito con una testata dritta in faccia. I due furono condannati, ma girano a piede libero.

E come dimenticare Cha Cha che, tra le altre cose, fu individuato dagli inquirenti come colui che ordinò l’attentato contro il magistrato di Latina Nicola Iansiti; o che finì in gattabuia per l’operazione antidroga Lazial Fresco.

Aristide Carnevale, attuale consigliere comunale del PD a Latina.

Aristide Carnevale, attuale consigliere comunale del PD a Latina.

Pur non essendo stati coinvolti nella guerra criminale pontina del 2010 e nel conseguente processo Caronte, i loro nomi riecheggiano nelle chiacchiere da bar e, sopratutto, negli ambienti del Latina Calcio dove, è assodato, hanno contatti di affiatamento con il parlamentare pontino, nonché pontiere del sindaco Di Giorgi, Pasquale Maietta.

Intrecci neri che dovrebbero incidere molto sulla credibilità della politica: che cosa ci facesse al banco degli imputati un consigliere comunale, Massimilano Carnevale, insieme a pregiudicati o noti alle forze dell’ordine è una domanda ovvia e necessaria, senza considerare che al suo posto, attualmente, siede in consiglio comunale, tra le fila del PD, il padre, Aristide, un consigliere comunale di cui non si ricorda un intervento o un tema trattato dal 2011 (anno del suo insediamento) sino ai giorni nostri: che sia stato messo in lista da Moscardelli (nel 2011, candidato a sindaco per il PD a Latina) proprio perché padre del Carnevale amico dei suddetti pregiudicati, in grado di escutere voti come fossero crediti? Chissà.

 

Posted on 11 Maggio 2015, in Blog and tagged , , , , , , , , . Bookmark the permalink. 2 Comments.

  1. Bernardo Bassoli

    Signor Di Pofi, lei ha tutta l’opportunità di correggere le inesattezze dell’articolo. Può farlo senza darmi del presuntuoso e dell’ignorante. Vede, lei minaccia querela insultandomi: un modo un po’ curioso. Sebbene mi abbia dato del presuntuoso e dell’ignorante, io non la querelerò, mentre lei già pensa a farlo. Provi a rispondere nel merito, non c’è bisogno di alcuna denuncia. Ad ogni modo, nel merito, io mi sono limitato a riportare notizie giudiziarie e di stampa. Quanto al pentastellato illuminato, non mi sento affatto così. Le mie sono opinioni politiche collegate ad alcuni fatti (che lei ha la possibilità di smentire); e questo, almeno sulla carta, è ancora un Paese libero.

  2. Giampiero Di Pofi

    Queste che scrive sono davvero ulteriori chiacchiere da bar; non credo di conoscerla e sinceramente non ci tengo, perché uno che parla e giudica per sentito dire dimostra tutta la propria ignoranza e presunzione. Chi è privo di peccato scagli la prima pietra e sicuramente Lei sarà un illuminato pentastellato, che può giudicare gli altri e sostituirsi addirittura ai Giudici designati dallo Stato democratico.
    Casualmente leggo oggi 26/7/2015 questo suo articolo e mi riservo di agire legalmente nei suoi confronti per le affermazioni e le inesattezze in esso riportate.
    Giampiero Di Pofi

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