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Rio Martino: che fare?

Dopo la notizia dell’apertura di un’indagine per una possibile turbativa d’asta nel quadro del bando di gara del porto canale di Rio Martino, sappiamo che non sbagliavamo ad avanzare i nostri dubbi sulla spesa di cinque milioni di Euro destinati a quest’opera.

Le prime notizie giornalistiche indirizzano la questione della turbativa sulla presunta valutazione del ponte Cicerchia ai fini della vittoria tecnica. Ipotesi che appare non corretta se si considera che, come sostenevamo in un precedente articolo, nell’offerta riomartipresentata e, nella fattispecie, nella busta dell’offerta tecnica, questo fantomatico ponte Cicerchia non dovrebbe essere presente, né tantomeno il suo importo di 500 mila euro,  pari al 10% dell’intero appalto (come prospettato dai rumors della stampa), poiché il Disciplinare di Gara, in grassetto a pag. 6, secondo rigo, impone testualmente che l’offerta deve essere “priva di qualsivoglia indicazione (diretta o indiretta) di carattere economico – PENA L’ESCLUSIONE”.

Non saremmo così sicuri che l’”uovo di Colombo” sia il ponte Cicerchia.

Piuttosto, ci sembra più fondata la nostra prima ipotesi che metteva in dubbio le modalità con cui è stata gestita l’assegnazione della gara. Richiamavamo, a tal proposito, la Deliberazione n. 12 del 10/04/2013 emessa dall’Autorità di Vigilanza dei Lavori Pubblici: “In caso di aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (e questo è il caso), la formula utilizzata dalla stazione appaltante per l’attribuzione del punteggio dell’elemento economico deve consentire di attribuire l’intero range dei punteggi, variabile da zero al massimo fissato nel bando di gara”. Sostenevamo che il punteggio dell’offerta economica si sarebbe dovuto spalmare in un range (o intervallo) da 0 a 25, e non da 17,7 a 25 come effettivamente è avvenuto a causa di una cervellotica frazione.

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Porto di Rio Martino: aggiudicatellum (parte seconda)!

Nell’ormai conclamato pastrocchio di Rio Martino, il direttore di Oggi Latina Alessandro Panigutti (nell’articolo del 17 marzo), ha spiegato la mossa vincente di Icad-Poseidon, individuando nel ponte sul Cicerchia la “chiave di volta” per dirimere l’affaire porto canale.

Noi non siamo così sicuri, invece, che il ponte sul canale Cicerchia, oggetto di offerta tecnica da parte dell’ATI ICAD-Poseidon, sia quello individuato dal direttore e distante 5 km rispetto all’area di progetto.

Il ponte sul Cicerchia, riguardo al quale il direttore avrà avuto le sue informazioni, non sarà piuttosto quello relativo all’ultimo attraversamento stradale proprio in corrispondenza dell’immissione del canale in Rio Martino, sulla riva destra di quest’ultimo, e perciò esattamente all’interno dell’area di progetto (sicuramente non ad una distanza di 5 km dal futuro porto)?

I “ben informati grillini” (come vengono definiti nel precedente articolo) credono che il ponte a cui si fa riferimento sia proprio rio martino paniguttiquest’ultimo, ossia quello all’interno dell’area di progetto. Al netto della discordanza di vedute tra noi e il direttore, si dovrà verificare se nell’offerta tecnica questo ponte sia stato proposto da Icad-Poseidon rispetto ai già richiesti “lavori aggiuntivi” inseriti nel bando di gara.

Tuttavia, cogliamo l’occasione di esplicitare ulteriori dubbi.

Come è possibile avere le informazioni di merito dal momento che queste sono contenute nell’offerta tecnica dell’ATI in questione (e accessibili esclusivamente previa richiesta all’ente di competenza)? E soprattutto: come è possibile sapere che per questo fantomatico ponte Cicerchia sia stato messo sul piatto un importo di 500 mila euro,  pari al 10% dell’intero appalto, considerato che tale informazione non dovrebbe essere contenuta nell’offerta presentata né tantomeno nella busta dell’offerta tecnica la quale deve presentarsi “priva di qualsivoglia indicazione (diretta o indiretta) di carattere economico – PENA L’ESCLUSIONE”, come recita il Disciplinare di Gara in grassetto a pag. 6, secondo rigo?
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