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Borgo Montello e la discarica “eterna”

Latina non è solo il secondo capoluogo di provincia più grande del Lazio, è anche la seconda discarica più grande del Lazio.

La discarica di Borgo Montello nasce come una “piccola buca nel terreno” nel 1971, appena dopo il boom economico in cui la nostra neonata democrazia sperimentava per la prima volta un’industrializzazione moderna e senza precedenti. In quel periodo si modificarono le necessità della società che mostrava i suoi primi problemi di smaltimento dei rifiuti sia urbani (cioè cittadini) che, sopratutto, industriali.

Uno degli invasi attivi, di Borgo Montello.

Sappiamo benissimo che prima arrivano i problemi e poi le leggi che cercano di risolverli, insieme alla capacità del tessuto illegale/malavitoso di evolversi per aggirarle; come nelle leggi dell’evoluzione degli ecosistemi naturali vi è l’imperitura lotta tra preda e predatore.

Il quadro storico, di cui sopra, è importante perché Borgo Montello ha attraversato tutte le “ere” della politica della gestione dei rifiuti, e ne porta su di sé le cicatrici, anzi una sola grande cicatrice: una discarica che è cresciuta a dismisura come un tumore in un tessuto agricolo sano, inquinando con il suo percolato la falda acquifera sottostante e il vicino fiume Astura. 

Attualmente la discarica di Borgo Montello è divisa in due parti: Indeco (gestore completamente privato) e Ecoambiente, società partecipata tramite Latina Ambiente che ne detiene il 51%, e a sua volta partecipata dal Comune di Latina per un identico 51%.

I principali imputati per l’inquinamento (ancora in corso) della falda idrica sottostante la discarica sono i primi bacini del sito non impermeabilizzati e riconducibili, oggi, principalmente alla gestione partecipata del Comune: Ecoambiente.  Continua a leggere

EMERGENZA RIFIUTI: IL MALE MINORE

Emergenza rifiuti Latina giugno 2015

Emergenza rifiuti a Latina – 22 giugno 2015

Omettere significa “astenersi dal compiere un’azione che sarebbe doveroso, necessario o opportuno compiere” ed è questo che succede quando sulle cronache locali si legge che a a Latina non ci sarà alcuna emergenza rifiuti. Gestire problematiche assai complesse con l’unico scopo di convincere l’elettorato che va tutto bene, presuppone una mentalità politica bidimensionale, ossia piatta, di facciata.
È vero, la discarica di Borgo Montello è a un pelo dall’essere completamente satura. Certo, la decisione più banale sarebbe di concedere ulteriori volumetrie per abbancare tonnellate e tonnellate di rifiuti così da risolvere l’emergenza, almeno per il momento. Ma, e per fortuna che esistono i “ma”, questo sito non è un semplice complesso di invasi, cioè buche da poter riempire con i rifiuti che noi tutti produciamo. Ammettere ciò equivarrebbe a convincersi che davvero il cuore non duole se l’occhio non vede.
Oramai è noto che il sito di Montello è una bomba ecologica pronta a deflagrare, anzi, per la verità già qualche vittima Continua a leggere

Terre confiscate alla camorra: presunti interramenti.

Alcuni cittadini residenti in località Piano Rosso – Cisterna esternano i loro timori attraverso un esposto anonimo: questo è il tema dell’interrogazione parlamentare dei Portavoce M5S al Senato Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni.

Dopo le dichiarazioni dell’ex boss Carmine Schiavone, tornano alla memoria i viavai di camion in alcuni terreni a nord di Latina che, prima della confisca, appartenevano a Francesco “Sandokan” Schiavone, cugino del pentito casalese. Rimorchi che portavano via la terra ricca di argilla da uno scavo di grandi dimensioni; si dice destinata all’impermeabilizzazione della vicina discarica di Borgo Montello. Successivamente, quell’enorme buca fu chiusa e nessuno, in quel momento, si domandò con quale materiale fu riempita: un interrogativo che, invece, tornò ad affacciarsi quando la realtà conclamata della “Terra dei Fuochi” mise sul chi va là larga parte della bassa costa tirrenica.

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Dopo la confisca, il podere oggetto dell’esposto fu consegnato in gestione alla cooperativa sociale “Il Gabbiano”, sulla cui pagina web si legge: “Il fondo agricolo consiste in una superficie di oltre 10 ettari di terreno, di cui 6 a vigneto, con un fabbricato rustico. Il tutto in un avanzato stato di abbandono dovuto a diversi anni di non uso e danneggiamenti: il fabbricato non agibile, il vigneto con necessità di interventi di ripristino dei filari, il restante terreno, con la presenza di depressioni e dislivelli, da recuperare all’uso sociale”; gli interroganti aggiungono: “il che non costituisce evidenza alcuna relativa agli interramenti in questione, ma sicuramente avalla la tesi di abbandono e scarso controllo nonché di possibili movimenti di terreno prima dell’avvento della cooperativa”.  Continua a leggere