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CRUPI-LATINA

In una Latina infuocata da dibattiti sterili e stantii – la questione sul nome dei Giardinetti pubblici, che stanno morendo da anni, è un trattato sociologico che avrebbe fatto le fortune di Ignazio Silone -, ieri abbiamo avuto notizia di essere atterrati a Krupyland, la terra dei Crupi.

L’attività coordinata dalla Dda di Roma (che è iniziata nel lontano 2012) ha portato al sequestro di società, beni mobili e immobili e conti correnti riconducibili ai fratelli Vincenzo e Rocco Crupi, ritenuti vicini alla cosca Commisso di Siderno (Reggio Calabria).
I carabinieri del comando provinciale di Latina, supportati dai comandi dell’Arma territorialmente competenti, hanno dato esecuzione, nelle province di Arezzo, Caserta, Crotone, Latina, Napoli, Padova, Perugia, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Venezia e Vibo Valentia, ad un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Latina – sezione penale, nei confronti dei fratelli Vincenzo e Rocco Crupi che prevede il sequestro finalizzato alla confisca di beni per un valore complessivo stimabile in circa 30 milioni di euro.

Si tratta di 13 società operanti nel settore florovivaistico; 36 terreni agricoli; 22 abitazioni; 7 locali adibiti ad esercizi commerciali; 21 fabbricati/magazzini; 2 alberghi; 1 centro sportivo; 33 veicoli; 26 conti correnti bancari.

Tra i tanti beni sequestrati, spicca il il centro sportivo La Siepe di Borgo Carso e alcune case e terreni sulla Migliara 45.

I Crupi, con la scusa del commercio florovivaistico, triangolavano con il Sudamerica, via Olanda, per importare in Italia ingenti quantità di droga (cocaina) che, in seguito, venivano smistate per lo Stivale durante i viaggi di ritorno dai Paesi Bassi verso la base di Latina. Un camion carico di fiori, infatti, passa velocemente le dogane e una volta entrato in Italia può fermarsi nelle varie stazioni di posta criminale al fine di consegnare la “merce”. Un narcotraffico gestito a puntino che prevedeva anche lo smercio di cioccolato che giungeva a Latina.

Nella nostra città, arrivava il cioccolato, la droga no, si fermava prima per le summenzionate stazioni di posta criminale lungo lo Stivale.

Dopo un altro sequestro eccellente, quello ai danni di Gianluca Tuma, avvenuto nello scorso febbraio, abbiamo l’ennesima prova che chi agisce solo ed esclusivamente per affari illeciti si muove nel silenzio, senza dare troppo nell’occhio*.

Latina, ovviamente, ha un ruolo marginale. Veniva solo sfruttata come spesso gli capita: una città di frontiera, abbandonata dalle Istituzioni, dai soggetti politici e, talune volte, dalla magistratura. I Crupi si erano insediati qui perché qui tutto tace. Le ndrine, le cosche campane, Cosa Nostra, lo sanno e si comportano senza dare troppo nell’occhio (come nella vicenda dei Crupi), lasciando ai clan rom gli oneri (per loro sono anche onori quando finiscono ammanettati e in prima pagina) della mala pontina.

*: non è un caso che al Tuma non venga contestata l’associazione per delinquere in Don’t Touch, dopo avere schivato per anni processi e indagini (prescritti o finiti nel nulla)