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L’AFORISMO DEL SINDACO

Ogni commento potrebbe risultare penoso, simile a una predica.

Tuttavia, sulla corruzione, nel Paese europeo più incistato di malaffare, non si dovrebbe scherzare.

Addestrati al protocollo, lunedì 22 settembre al Teatro G. D’Annunzio di Latina, c’erano tutti.

Sindaci, amministratori, prefetti, dipendenti della PA, dirigenti, consiglieri comunali e ex consiglieri provinciali in attesa del 12 ottobre (election day gestito dalle segreterie di partito pontine), sottosegretari. Proprio tutti. Mancavano i cittadini, dispensati dalla presenza a causa di un orario infausto: le ore nove e trenta della mattina.

La prolusione di Raffaele Cantone, presidente dell’A.N.AC, acronimo di Autorità Nazionale Anticorruzione, meritava una decenza maggiore, eppure il solito sapore di scampagnata albergava negli animi di chi, lì, era presente.

Le leggi in Italia sono tante, milioni di milioni canterebbe qualcuno, alcune di esse sono scritte molto bene, molte sono inefficaci. Quelle sulla PA rappresentano un esempio conclamato di questo andamento ondivago: dalle intenzioni buonissime di un comma alla deprimente realtà di amministrazioni opache e ricolme di conflitti d’interesse.

Raffaele Cantone

Raffaele Cantone

Cantone, con eloquio guascone e accattivante, ha cercato di esporre, senza alcun tono declamatorio, la sua lectio magistralis – dicitura da cui, prontamente e opportunamente, si è smarcato. Ha spiegato senza catechizzare, ha affabulato senza esondazione della retorica, ha scodellato, evitando l’accademia, alcuni provvedimenti di passati e presenti Governi – su tutti la legge 190 del 2012 (che modifica, in alcune parti, la nota legge numero 241 del 1990) e il decreto legge n.90 di corrente anno. E da uno che ha seguito indagini importantissime contro i Casalesi, non ci si poteva che aspettare un robusto senso della realtà.

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Prima della rivoluzione

Chi non ha vissuto negli anni prima della Rivoluzione non può capire che cosa sia la dolcezza del vivere – Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord.

Di prima di una possibile rivoluzione si parla, e di questa storia sbagliata il consiglio comunale di Latina è il protagonista.

Parafrasando la climatologia, un consiglio comunale è un microclima, si muovono in esso esseri viventi, dall’insieme – consiglieri, assessori, tecnici, cittadini, ambienti – si possono evincere comportamenti, ragioni, cause e conseguenze.

Il giudice Falcone insegnò in Italia e in America la via per scoprire la verità: Segui i soldi; per comprendere la politica della nostra città diremmo: Segui le mosse. Come si muovono nell’aula, chi interviene, come interviene, chi guarda chi, chi non guarda, chi non viene proprio.falcone

Segui le mosse, dunque. Nel consiglio comunale di ieri con all’ordine del giorno svariati punti di cui se ne discuteranno appena due, accade che, fissata per le nove, la seduta inizi alle dieci e mezza. Prassi, si dice. Probabilmente vero – anche se c’è qualcuno tra gli uditori che sostiene: senza la presenza in aula di alcuni cittadini, questo consiglio non avrebbe raggiunto mai il numero legale per avere luogo.

Una prassi che vuole molti consiglieri presentarsi quando vogliono, alcuni non venire, altri giochicchiare e rintuzzare digitalmente e alacremente tablet e smartphone di eterogenei brand, altri ancora sorridere paciosi in sgargianti camicette pronte ad essere appese alle stecche di un ombrellone ficcato in spiaggia.

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