Blog Archives

Questura di Latina: tutti davvero promossi?

L’ultimo rapporto Eurispes 2016 dice di sì. Nell’ultimo anno, la fiducia dei cittadini verso la polizia di Stato è aumentata del 10%: a Latina, grazie ad alcuni risultati conseguiti in termini di prevenzione e repressione dei reati, connessi all’intensa attività di comunicazione e informazione attuata, l’apice di gradimento è stato raggiunto con la manifestazione spontanea dei cittadini che hanno voluto esprimere solidarietà alle forze di polizia, riunendosi di fronte alla Questura nei giorni di “Don’t Touch”.

Nelle statistiche e in alcune prese di posizioni pubbliche, la nostra polizia è stata promossa; nei cassetti dei dipartimenti del Ministero degli Interni, invece, no. E la “promozione” si aspetta da anni.

Per raggiungere gli obiettivi di miglioramento, infatti, non bastano i punti percentuali, i tributi sugli organi d’informazione o la pubblicazione di rapporti: ci vogliono le persone. Sono anni che la Questura chiede un incremento delle forze della Squadra Mobile di Latina, purtroppo senza risultati.

Anche se Latina, di uomini, ne aveva e ne ha esigenza: lo dimostrano, tra le altre cose, gli innumerevoli episodi di cronaca nera che attentano alla sicurezza dei cittadini e dei lavoratori pontini – solo pochi giorni fa, un esempio tra i tanti, la pizzeria “Pulcinella a Roma” in Via Oslavia, alle porte di Campo Boario, ha subito il secondo furto con effrazione nel giro di un anno. Senza contare la storia giudiziaria latinense che le più importanti sentenze dell’ultimo lustro hanno finalmente scritto e sancito: su tutte il vero e proprio “romanzo criminale” compilato in 150 pagine e pronunciato, in data 23 ottobre 2015, dalla terza sezione della Corte d’Appello di Roma a opera dei giudici Giannicola Sinisi, Massimo Gustavo Mariani e Maria Grazia Benedetti. Un “romanzo criminale”, al secolo processo Caronte, che ha traghettato un’intera città nell’età della verità giudiziaria arrivata dopo anni di consapevolezza popolare che a Latina ci sono alcuni principali clan (Di Silvio, Ciarelli, De Rosa, Fè), non strutturati e tendenzialmente chiassosi, che al momento della bisogna sanno unirsi e insanguinare la città.
Continua a leggere

Don’t touch Latina

Esiste una sottovalutazione della caratura criminale degli appartenenti al gruppo. La loro forte vicinanza con persone che hanno contatti con le Istituzioni ci dice che il livello è molto alto“. Queste le parole stentoree e potenti del Questore di Latina Giuseppe De Matteis dopo l’arresto di alcuni noti criminali di Latina che da sempre, al di là e allo stesso tempo del processo Caronte, hanno continuato e continuano ad alimentare il loro legame associativo a base di estorsioni, usura, armi e, in parte, droga con annessi investimenti nel tessuto produttivo e commerciale della città di Latina, oltre che a pericolosi ammiccamenti con politici – Maietta indagato nell’operazione – e manager – Altomare e il ciociaro Giordani.

Latina sa, Latina conosce i nomi e le facce di coloro che, oggi arrestati, sono consapevoli di fare una gita “premio” in carcere (alcuni di essi, al momento dell’arresto, ridevano o, infischiandosene, e a favore dei giornalisti, dicevano: “Famose ‘na foto va!”), Latina sa che non è più possibile fare finta di niente.

Latina sa e non si chiede a chi siano collegati, di quali impunità godano, non si domanda per quale motivo entrino allo stadio senza fare la fila o il biglietto come i miseri gaggi (una settimana fa un altro noto del clan Di Silvio, vistosi negare l’ingresso, si è lamentato violentemente beccandosi il Daspo: come stupirsi se una persona che è abituata a fare tutto ciò che vuole, improvvisamente gli è negato tutto ciò a cui è abituato?); non si domanda per quale motivo bazzichino i negozi dei commercianti pagando 100 quando dovrebbero 300; non esige risposte nette sulla ragione per la quale alcuni degli arrestati abitano in case dell’Ater (occupate abusivamente) quando potrebbero vivere da nababbi considerata la mole dei beni che questa mattina (12 ottobre 2015) lo Sco, il servizio centrale operativo della Polizia di Stato, ha proceduto a sequestrare. 12 milioni di euro di quote in varie società del capoluogo – tra cui un paio site in quella “maledetta” Migliara 45 che solo pochi giorni fa è balzata ai disonori della cronaca per un altro legame associativo di stampo camorristico-ndranghetistico con la regia dei fratelli Crupi -, e poi, ancora, immobili, auto, moto, barche, l’AS Campo Boario, persino il quinto chiosco del lungomare di Latina.

Nella foto, Cha Cha (il primo da destra) insieme al team manager del Latina Calcio Pierluigi Sperduti e all'allenatore Mark Iuliano.

Nella foto, Cha Cha (il primo da destra) insieme al team manager del Latina Calcio Pierluigi Sperduti e all’allenatore Mark Iuliano

La città non reclama chiarezza quando osserva uno degli arrestati posare bellamente in una fotografia insieme a un idolo di questa città: l’allenatore del Latina Calcio Mark Iuliano, sicuramente non a conoscenza del profilo criminale di Costantino Cha Cha Di Silvio (sarebbe stato sufficiente scorrere il suo casellario giudiziale) e, oggi, crediamo, finalmente conscio che quell’uomo è stato condannato in via definitiva a due anni e 4 mesi per aver ordinato l’attentato contro il magistrato Nicola Iansiti il 28 febbraio del 1997. D’altra parte se lo sente in confidenza con il proprio presidente perché negargli un selfie?

Dagli ultimi rumor della stampa, pare che Maietta sia accusato di violenza privata tentata in concorso. “Il parlamentare è stato intercettato mentre chiedeva a Cha Cha Di Silvio di occuparsi di una vicenda finita su Facebook che li riguardava entrambi” (fonte: Latina Oggi).

Continua a leggere