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Ex centrali nucleari. Vacciano e Simeoni (M5S) su convenzioni SOGIN-CONSIP

Nuova interrogazione dei Portavoce pontini M5S al Senato Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni che riguarda due convenzioni stipulate tra CONSIP e SOGIN, applicate nelle ex centrali nucleari italiane, ora impianti SOGIN, di Borgo Sabotino – Latina, Casaccia, Trisaia e Garigliano, in un arco temporale che va dal 2009 al 2012 quando era in carico il precedente Consiglio di Amministrazione.

“Facility Management 2” e “Reti Locali 3” sono le due convenzioni per le quali si chiedono chiarimenti al Ministero dell’economia e delle finanze che, oltre ad avere la competenza in materia, è l’azionista unico di SOGIN – società deputata allo smantellamento delle centrali nucleari, e di CONSIP – centrale che realizza il programma di razionalizzazione degli acquisti nella PA. “Evitare abusi nell’uso delle convenzioni che, altrimenti, diventerebbero uno strumento di turbativa del mercato e utilizzati per aggirare il Codice degli appalti”, questo il leitmotiv dell’atto ispettivo.

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Alla luce dell’ambiguità riscontrata da Vacciano, Simeoni e dagli altri 14 Portavoce M5S, lo scopo “di sponda” dell’interrogazione è riuscire a capire se i fondi destinati alla SOGIN dal MEF, e quindi dalle tasse sostenute dai cittadini, siano effettivamente utilizzati per il vero e proprio decommissioning inteso come smantellamento o impiegati impropriamente come cassa per investimenti strutturali che esulano dalla mission pubblica della SOGIN. Continua a leggere

Terre confiscate alla camorra: presunti interramenti.

Alcuni cittadini residenti in località Piano Rosso – Cisterna esternano i loro timori attraverso un esposto anonimo: questo è il tema dell’interrogazione parlamentare dei Portavoce M5S al Senato Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni.

Dopo le dichiarazioni dell’ex boss Carmine Schiavone, tornano alla memoria i viavai di camion in alcuni terreni a nord di Latina che, prima della confisca, appartenevano a Francesco “Sandokan” Schiavone, cugino del pentito casalese. Rimorchi che portavano via la terra ricca di argilla da uno scavo di grandi dimensioni; si dice destinata all’impermeabilizzazione della vicina discarica di Borgo Montello. Successivamente, quell’enorme buca fu chiusa e nessuno, in quel momento, si domandò con quale materiale fu riempita: un interrogativo che, invece, tornò ad affacciarsi quando la realtà conclamata della “Terra dei Fuochi” mise sul chi va là larga parte della bassa costa tirrenica.

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Dopo la confisca, il podere oggetto dell’esposto fu consegnato in gestione alla cooperativa sociale “Il Gabbiano”, sulla cui pagina web si legge: “Il fondo agricolo consiste in una superficie di oltre 10 ettari di terreno, di cui 6 a vigneto, con un fabbricato rustico. Il tutto in un avanzato stato di abbandono dovuto a diversi anni di non uso e danneggiamenti: il fabbricato non agibile, il vigneto con necessità di interventi di ripristino dei filari, il restante terreno, con la presenza di depressioni e dislivelli, da recuperare all’uso sociale”; gli interroganti aggiungono: “il che non costituisce evidenza alcuna relativa agli interramenti in questione, ma sicuramente avalla la tesi di abbandono e scarso controllo nonché di possibili movimenti di terreno prima dell’avvento della cooperativa”.  Continua a leggere