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LA NAVE LBC ALLA DERIVA

La rassegna “Latina Summer Stadium” subisce uno “stop” mentre la divisione amministrativa della Polizia di Stato fa visita all’ufficio comunale preposto per verificare il rilascio dei relativi atti autorizzativi.

Quanto accaduto mette in evidenza il fatto che gli impianti sportivi del comune di Latina, a tre anni dall’insediamento dell’amministrazione Coletta, continuano ad essere concessi in deroga ai relativi “gestori” che ne fanno ciò che vogliono.

L’ennesimo regalo alle opposizioni da parte di un’amministrazione comunale all’apparenza non più in grado di governare la “nave amministrativa”, dunque, verosimilmente costretta a lasciarla andare alla deriva degli eventi.

Questo “modus operandi”, cavalcato ad arte dalle opposizioni di destra, sta facendo aumentare l’insoddisfazione della cittadinanza che, soprattutto sui social, continua ad esprimere la propria insoddisfazione.

Tra due anni si tornerà a votare e certamente l’attuale sindaco Coletta, se veramente tiene alla città, farà bene a fare un passo in dietro e cercare, tra i superstiti di una base LBC sempre più impalpabile, figure realmente rappresentative di un civismo post ideologico, ovvero “non divisive”, in grado di ampliare la platea civica anche mediante alleanze di programma con altri movimenti e/o associazioni cittadine in grado di fermare l’avanzata della solita destra pontina, travestita da LEGA.

In questo contesto il PD dovrà fare una scelta o rimanere sull’Aventino o schierarsi con chi non vuole far tornare la città indietro di vent’anni.

Cisl, PD, Forza Italia a braccetto in favore delle lobby

Ieri (28-11-2017), alle porte di Borgo Piave (Latina), era annunciato un presidio del sindacato Cisl per manifestare a favore dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina.
Il presidio ha visto la partecipazione di una decina di persone ed è durato pochi minuti, giusto il tempo per vedere schierati il sindacalista e due politici, perfettamente bipartisan: Forte e Simeone, uno del PD e l’altro di Forza Italia, entrambi consiglieri regionali ed entrambi espressione di Latina e provincia.
Cisl, PD e Forza Italia a braccetto per un’opera inutile e dannosa e verso cui la disinformazione e le fake news sono in una tale abbondanza che manco Carrai e Renzi riuscirebbero a starvi dietro.

Da destra a sinistra, Forte (PD), Simeone (Forza Italia) e Cecere (Cisl). Partiti e sindacati che, invece di tutelare i lavoratori, sfilano a favore di lobby per opere inutili e dannose.

A Latina, ieri, si è visto come vogliono governare l’Italia: opere inutili a favore della lobby di turno, nessuna idea di futuro per una vera mobilità moderna, i partiti a contendersi voti di lavoratori iscritti ai sindacati (che, magari, in buona fede credono realmente nelle qualità taumaturgiche per economica e sviluppo di un’autostrada a pedaggio), mentre le lobby sono pronte a spartirsi la torta e il cittadino, ignaro o male informato, in balia di un’opera da 3 miliardi di Euro che pagherà per la maggior parte senza aver alcun beneficio.
Il project financing (la modalità finanziaria scelta per questa dannosissima autostrada) è uno strumento che a Latina ben conosciamo: dal disastro del cimitero a quello della metropolitana leggera. Questo è quello che vogliono partiti, associazioni di categoria (vedi Unindustria) e sindacalisti: tutti uniti e schierati alla ricerca di un consenso fasullo e di denari, questi, reali. Molto reali e a spese della collettività.

Come volevano chiudere il sito www.latina5stelle.it

Diffamazione.

Art. 595 c.p., comma 3:

“Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516”.

Chiunque scriva articoli sa bene che può incorrere nel famigerato o sacrosanto (a seconda dei casi) articolo 595 del codice penale. In esergo, ho riportato uno dei casi di diffamazione (ce ne sono altri) più conosciuti, tipizzato nel comma 3: la diffamazione a mezzo stampa.

Chiunque scriva, si sarà sentito dire, almeno una volta nella vita, che sta perdendo tempo o che non serve a niente. E, a uno sguardo superficiale, non risulta che tale affermazione sia passibile di castroneria, vivendo nel Paese dove tutti, o quasi, scrivono libri e nessuno li legge.

Chiedo scusa se utilizzo questo spazio per una vicenda personale, e per di più praticando la supponente prima persona singolare, ma tale vicenda avrebbe potuto coinvolgere più persone, o meglio, attivisti del gruppo di cui ho il privilegio di far parte.

Qualche mese fa, esattamente il 23 novembre del 2015, ho ricevuto la visita di due agenti della Polizia Giudiziaria che mi notificarono due denunce-querele in seguito a un articolo che scrissi nel maggio del 2015.

L’articolo si intitolava “Quando Cha Cha bruciava: assolto!” (fare clic per leggerlo integralmente) e parlava di estorsioni, prepotenze, automobili bruciate, e di un processo, quello per il quale furono imputati il “Cha Cha” del titolo (all’anagrafe Costantino Di Silvio), Gianluca Tuma, Giampiero Di Pofi, Davide Di Guglielmo e Massimiliano Carnevale, prossimo candidato, tra le fila del Partito Democratico, alle Amministrative 2016 per il Consiglio Comunale.

Massimiliano Carnevale

Massimiliano Carnevale

Mi domandavo che cosa ci avesse fatto un politico, il Carnevale per l’appunto, sul banco degli imputati insieme a personaggi noti alle forze dell’ordine, facenti parte del tessuto criminale cittadino e con precedenti penali di una certa gravità, e chiedevo agli alti gradi del PD locale una risposta sull’opportunità di aver candidato, alle amministrative del 2011, il padre del Carnevale, Aristide. Così concludevo il breve scritto: “Intrecci neri che dovrebbero incidere molto sulla credibilità della politica: che cosa ci facesse al banco degli imputati un consigliere comunale, Massimilano Carnevale, insieme a pregiudicati o noti alle forze dell’ordine è una domanda ovvia e necessaria, senza considerare che al suo posto, attualmente, siede in consiglio comunale, tra le fila del PD, il padre, Aristide, un consigliere comunale di cui non si ricorda un intervento o un tema trattato dal 2011 (anno del suo insediamento) sino ai giorni nostri: che sia stato messo in lista da Moscardelli (nel 2011, candidato a sindaco per il PD a Latina) proprio perché padre del Carnevale amico dei suddetti pregiudicati, in grado di escutere voti come fossero crediti? Chissà”.

Mi sembrava rilevante, ancor prima che l’opinione pubblica fosse stata a conoscenza dell’inchiesta Don’t Touch (ottobre 2015), proporre alcune domande e riflessioni (come ho umilmente fatto in questi anni, con il supporto degli attivisti del meetup, nei miei articoli inerenti alla criminalità di questo nostro disgraziato territorio) in ragione dell’art. 54 della Costituzione (“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”), ma, sopratutto, in virtù del perimetro morale che la buona politica deve rispettare al di là di sentenze di condanna che, come è noto, in Italia, arrivano definitive solo al terzo grado di giudizio e dopo svariati anni.

Invece di rispondere nel merito e pubblicamente alla mie domande di merito e pubbliche, come dovrebbero fare due politici, di cui uno (Aristide), all’epoca del succitato articolo, consigliere comunale in carica, dunque rappresentante di noi cittadini, e l’altro (Massimiliano), avendo svolto il ruolo di consigliere nelle due precedenti consiliature – 2002-2007 e 2007-2010 -, ho ricevuto due querele.

Come qualsiasi cittadino che ha a cuore il territorio in cui vive e non accetta l’oblio comodo dell’indifferenza, mi sembrava importante chiedere conto, prima di tutto, a Massimiliano Carnevale, il quale, nel descriversi, evidenzia tutte le cariche pubbliche di ragguardevole peso che ha occupato: “cattolico democratico cristiano, sin dai primi anni della mia formazione culturale ho perseguito il cammino politico con impegno e coerenza: da delegato provinciale della D.C. giovanile nel 1989, a Consigliere della I° Circoscrizione di Latina nel 1997, quindi Segretario Comunale del C.D.U. fino al 2002, per poi essere eletto nello stesso anno Consigliere Comunale U.D.C.” e successivamente riconfermato nel 2007. In questi anni sono stato membro delle seguenti Commissioni Consiliari: “Urbanistica”, “Commercio”, “Turismo”, “Cultura e Università”, “Avvocatura” ed “Elettorale”, e, in secondo luogo, al senatore Moscardelli che siede nella Commissione Antimafia dove, solo pochi giorni fa, si sono tenute importanti audizioni con protagonisti il Prefetto Faloni e il Questore De Matteis.

In queste audizioni, cui ha partecipato il senatore del PD, si è passata in rassegna la mappatura criminale del territorio pontino e si è citato, giustamente, e tra le altre cose, l’inchiesta e il relativo processo Don’t Touch nella quale sono coinvolti il Cha Cha e il Tuma medesimi già imputati nel processo in corso, e il Di Pofi (indagato). Vale a dire, tre degli imputati nel processo che vide coinvolto, e poi assolto e prescritto, il Carnevale. Continua a leggere

SEMPRE LUI L’EQUILIBRISTA BESSON: VENDITORE D’ACQUA DEL PD

Besson [1], amministratore delegato di Acqualatina spa, nella società per conto dei privati fin dalla nascita, è il grande manovratore. Colui che si vanta di aver ispirato la legge regionale per la gestione privata e la divisone degli ambiti idrici. Gioca con il piano degli investimenti come specchietto per le allodole! Ora allunga a destra ora a sinistra, ma la coperta è sempre corta, utile però per stare a galla, vista l’incapacità complessiva dei sindaci dell’Ato4 a garantire diritti e rispetto del contratto di gestione, sempre pronti a salvare in calcio d’angolo il gestore su mancati investimenti, tariffe alte e penali.
Il gestore visto che non è riuscito a prendere i soldi degli acconti idrici versati dai cittadini al comune, confidando sull’opposizione che farebbe di tutto pur di mettere in difficoltà l’amministrazione di Aprilia, adesso gioca la carta Besson proponendo (via PD) lo sblocca-investimenti per le borgate in cambio della resa del comune e dei cittadini che fanno resistenza civica da oltre 10 anni.
Oggi più che mai c’è la necessità di risolvere la “questione Aprilia” che pesa come un macigno verso la cessione del pacchetto azionario da Veolia ad Acea. D’altronde Besson sarebbe l’uomo ideale per coronare il sogno del PD di vedere un unico gestore privato nel Lazio targato Acea!
Confidiamo nei consorzi di auto recupero delle borgate perché capiscano che sono oggetto strumentale in mano d’altri. Primo fra tutti il PD che quando vuole gioca a far sospendere gli investimenti (anno 2012) salvo poi gridare allo scandalo (2016) perché bisogna che il sindaco di Aprilia chieda (come vuole il compagno Besson) che la conferenza dei sindaci revochi quella stessa delibera creata dal PD+L con l’aiuto del medesimo Besson!!!.
Quella delibera “BLOCCA APRILIA” [2] è bene ricordarlo NON HA ALCUNA EFFICACIA visto che quel piano degli investimenti è stato superato da quelli del 2013 [3] e del 2014 [4] che NON CONTEMPLANO BLOCCHI PER APRILIA.
Per rendersi conto di chi ha voluto il “BLOCCA APRILIA” in quella vergognosa conferenza dei sindaci rimandiamo al nostro comunicato del 14.7.2012 dal titolo “LA BANDA BASSOTTI PD+L CONTRO LA CITTÀ di APRILIA, che fa le pulci al verbale di quella conferenza.
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La morale della convenienza

Ciò che spesso viene denunciato dal mondo 5 Stelle è la parzialità di giudizio dei partiti e degli organi d’informazione.
Ieri, 9 febbraio 2016, si è appreso dagli organi medesimi che il sindaco di Formia Sandro Bartolomeo del PD comparirà (a luglio di corrente anno) di fronte al Gup per i reati di abuso d’ufficio e voto di scambio.
Il giudice dell’udienza preliminare dovrà decidere se rinviarlo a giudizio o meno.
Fin qui, nulla di nuovo: l’ennesimo amministratore di un partito impelagato, nell’esercizio della sua funzione di candidato e poi sindaco, in vicende da codice penale; è coinvolto nell’assegnazione di un appalto per la pulizia delle spiagge riconosciuto a una società: vengono contestati a Bartolomeo l’elusione delle norme e un favore al titolare in cambio di appoggi elettorali.
Per carità, sicuramente Bartolomeo dimostrerà la sua innocenza e non verrà rinviato a giudizio ma il punto non è evidentemente questo.

Per settimane, è stato preso a pretesto Quarto per evidenziare la supposta inadeguatezza del Movimento 5 Stelle: opinioni stentoree e inappellabili che ne decretavano la fine ingloriosa e, persino, l’impossibilità per qualunque amministrazione pentastellata di essere seria, onesta e slegata dai supposti “ukase” del Blog.  Continua a leggere