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LATINA: in direzione ostinata e contraria

C’era un tempo in cui gli attivisti del Movimento 5 stelle venivano presi sonoramente per le terga quando facevano i gazebo e i banchetti.
Addirittura, il Presidente del Consiglio annuncia alla sua maniera una due giorni dicembrina di banchetti a marca PD.
A Latina, ora, si scoprono tutti gazebari e banchettari folli.
In voga, poi, c’è anche la “passeggiata” che, da notizie di stampa, pare che sia condotta dal ras della zona (quasi sempre un politico o un ex politico o un imprenditore) che fa da Cicerone nei meandri delle contee dei nostri borghi o delle nostre periferie.
Ci dicevano che la Politica con la P maiuscola non si fa in mezzo alla gente – quella era demagogia; ci dicevano “ma al banchetto, se magna?”, sfoderando un’ironia che manco un Pippo Franco crepuscolare all’ultima puntata del Bagaglino avrebbe mai scodellato; ci dicevano che stare per strada con un banchetto/gazebo era populismo becero, robetta oratoriale da associazionismo della domenica; ci dicevano che per fare politica occorre serietà, lo dicevano quelli molto seri e compresi nel loro ruolo, magari mentre consentivano ai soci privati di Latina Ambiente e Acqualatina (solo le due più famose) di fare come volevano a scapito della collettività con bilanci disastrati e garanzie (nostre, si capisce) sui mutui, in cambio della promessa di poter piazzare nelle due società vari raccomandati e parentadi, trasformando i cittadini in cerca di un lavoro in elettori ricattati e ricattabili; ci dicevano (e lo dicono ancora), con sguardo di sufficienza, che siamo dei seguaci, adepti o vattelappesca di Grillo insultando le nostre storie, le nostre culture, la nostra dignità di individui stanchi di dover chiedere per piacere un diritto, mostrando deferenza verso qualcuno che a malapena sa che, nell’alfabeto, dopo la A viene la B.
Non so cosa farà il Movimento 5 Stelle qui a Latina, come andrà a finire la storia della certificazione, so solo che non ho buttato questi anni. Non ho fatto carriera in niente, ma sono qui a lottare e a guardare tutti a testa alta, dai padroni politici della mia città che ancora si vantano che sarà l’urna a decidere ai padroni della malavita locale che incutono rispetto solo verso chi si è compromesso

E, poi, lo credo che i partiti, le liste (come al solito più numerose delle idee), gli uomini che sono qui da decenni ci prendono in giro, noi in fondo chi siamo? Non abbiamo armi contro il clientelismo e il voto bloccato – quelli che votano sempre gli stessi, che non si interessano della cosa pubblica e vengono convinti dal puntuale sms per partecipare una volta all’anno a primarie, riunioni in cui si promettono Stamford Bridge a LT o Palazzetti dello Sport in periferia o cene, “andiamo lì che se magna”. Hanno colonizzato la città con i loro modi ossequiosi e ipocriti, la ricerca del voto perenne rende loro la vita facile: è come sfidare uno che si è iniettato dell’Epo contro qualcuno che si è allenato e gareggia in modo pulito.
A quei banchettari e gazebari dell’ultima ora che godono di buona stampa e hanno dalla loro tutta la Latina bene, do loro il mio personale in bocca al lupo.
Io mi tengo la mia coerenza e la consapevolezza di stare in mezzo a persone perbene.
A maggio, poi, si vedrà.

MAIETTOPOLI

Il paese di Maiettopoli non è una località geografica, ma un luogo dello spirito, un modo di vedere le cose. L’unico mondo possibile in cui siamo nati.

Fin da bambino, nel paese di Maiettopoli, si impara che il più forte e prepotente vince. Sempre.

Il più forte, nel paese di Maiettopoli, è quello un po’ fascista, voce arrochita, un “boia chi molla”, un paio di “dux mea lux”, qualche schiaffone dato alla zecca di turno, logiche stringenti su donne e motori e l’esaltazione della propria personalità machista magari supportata dalla conoscenza di qualche potente col colletto bianco, di etnia sudista o di estrazione gipsy che, nel paese di Maiettopoli, è sinonimo di racket dell’usura, estorsione e associazione per delinquere. Sinonimo, sia beninteso, suggerito da sentenze della magistratura e osservatori antimafia di ogni ordine e specie.

Nel paese di Maiettopoli, accade che le bande rivali che per lungo tempo hanno militato nello stesso partito, abbiano dato luogo a una diaspora, dovuta a eventi non controllabili da loro medesimi – la disgregazione dell’ex PDL è avvenuta in alto, tra una casa di Montecarlo, quattro escort a Palazzo Grazioli e la pantomima dello spread anno di grazia 2011.

maiettopoli 1Dopo la diaspora, nel paese di Maiettopoli, sono rimasti tre candidati – Maietta, Cusani e Tiero – che si sono spartiti proscenio, ribalta, platea e golfo mistico. Non sappiamo se ne siano a conoscenza, ma le loro facce si sono trasformate in icone della città. Ormai Maiettopoli è piena dei loro ologrammi di carta; passi un angolo, giri una curva, ti siedi ad una panchina e ci sono queste tre icone, a scelta, a rotazione, ma sempre loro sono. La scienza dei segni applicata ai partiti o, se si preferisce, il gioco delle tre carte.

A Maiettopoli, chi attacca i manifesti delle icone è di solito molto aggressivo: vero prototipo del maschio di Maiettopoli. Sguardo ruvido, parole tronche, ideologie tagliate con l’accetta. Lo fa per soldi e per rispetto. Attacco l’icona perché sono amico dell’icona, tu stai zitto perché non conti un cazzo. Continua a leggere

Il nostro maggio*

Nel Paese in cui colui che ha governato per diversi anni si trova ai servizi sociali, il grottesco ne è lo specifico.

Grottesco e ferocemente distorto è il Paese che ha bisogno di polemiche. Come questa, legittima dal punto di vista della critica giornalistica, assolutamente sgangherata sul versante della politica.

Ebbene, ecco l’oltraggio. Il M5S della provincia di Latina sarebbe scomparso perché, nel prossimo mese mariano, non si presenterà alle elezioni amministrative in nessun Comune pontino e non esprimerà alcun candidato alle Europee.

Accuse che erano state avanzate dalle pagine di Oggi Latina anche da un gruppo chiamato Movimento Libero Iniziativa Sociale.

rosaBen venga maggio ben venga la rosa, diceva il poeta. Parafrasando, ben venga maggio ben venga l’accozzaglia. Quella politica, etica, di idee, persone, capi bastone e porta valori (voti).

Perché così possono essere definite le prossime elezioni dove una pletora di trombati, condannati, lacchè e squali del voto fanno capolino nelle liste amministrative ed europee. Al netto, ovviamente, delle solite e sempre più sparute eccezioni.

Come spiegato un’infinità di volte, non esiste un M5S della provincia di Latina. Il M5S si articola nei diversi meetup siti nelle varie città della provincia che autonomamente decidono se concorrere alle elezioni comunali. Se non lo fanno, peraltro, non è dovuto solo a spaccature interne (come avvenuto nel caso di Aprilia), ma soprattutto perché ciò che è prioritario per il Movimento Cinque Stelle è la partecipazione attiva, l’impegno politico e civico nei riguardi dei grandi temi (dall’energia ai rifiuti, dalla legalità all’economia ecc.), che coinvolgono il territorio, le comunità, il Paese. E in questi campi, i meetup sono vivi e vegeti perché composti da cittadini che si riuniscono nei tavoli di lavoro portando all’attenzione temi e problemi che si traducono in fatti concreti (interrogazioni, interpellanze, proposte di legge parlamentari, regionali ecc.). I meetup sono altresì vitali perché accomunano persone che solo per spirito civico e passione politica scartabellano determine, delibere, bandi di gara pasticciati o sospetti. Insomma, fanno quello che dovrebbe essere di competenza di molti dei nostri rappresentati che pensano, in molti casi, esclusivamente a apparire e presentarsi. Ancora una volta, e in eterno. Continua a leggere